La legislazione sul matrimonio omosessuale nel mondo, in prospettiva storica

Il matrimonio fra persone dello stesso sesso, spesso indicato come matrimonio omosessuale o impropriamente matrimonio gay, è espressamente disciplinato dalla legge di diversi Paesi.

L’apertura del matrimonio alle coppie dello stesso sesso è in tutto il mondo una delle principali rivendicazioni della militanza omosessuale. Tale richiesta politica nasce dall’esigenza di eliminare completamente dalla legislazione la disparità di trattamento fra unioni eterosessuali e unioni omosessuali, sul presupposto che il rapporto omosessuale sia una sana espressione della sessualità e che il diritto al matrimonio sia un diritto individuale inalienabile della persona.

I matrimoni omosessuali nel mondo

Allo stato attuale, due persone aventi lo stesso sesso possono accedere all’istituto del matrimonio nei Paesi Bassi, in Belgio, in Spagna, in Portogallo, in Canada, in Sudafrica, in Svezia, in Norvegia, in Danimarca, in Islanda, in Argentina, in Messico (solo nella capitale) e in sei stati USA: Massachusetts, Connecticut, Iowa, Vermont, New Hampshire, New York, e nel distretto di Washington DC (in California è correntemente sospesa).

Inoltre in Francia, in Israele, in Aruba, e nelle Antille Olandesi pur non essendo possibile contrarre matrimoni tra persone dello stesso sesso, vengono riconosciuti i matrimoni omosessuali contratti dove ciò sia possibile.

In vari Paesi si può accedere a ufficializzazioni diverse dalle nozze; le persone omosessuali, aventi o meno la possibilità di contrarre matrimonio, hanno spesso accesso a questa tipologia di unioni civili.

Europa

Paesi Bassi

Nei Paesi Bassi il matrimonio è aperto a coniugi dello stesso dal 1º aprile 2001. In aggiunta al matrimonio, sono in vigore le unioni registrate per coppie di sesso diverso o dello stesso sesso del tutto simili alle nozze tradizionali e la regolamentazione delle convivenze di fatto.

Belgio

Dal 30 gennaio 2003 il Belgio è il secondo Paese al mondo che ha riconosciuto il matrimonio tra individui dello stesso sesso. Come nei Paesi Bassi la legge sul matrimonio omosessuale ha visto la luce quando il partito cristiano-democratico non era al potere.

Per alcuni mesi sono state in vigore restrizioni sugli omosessuali stranieri desiderosi di contrarre matrimonio, poi cancellate con una nuova regolamentazione in vigore dal 2004 che, prescindendo dal sesso delle coppie che vogliono sposarsi, richiede ad almeno uno dei partner la residenza in territorio belga da minimo tre mesi.

Inizialmente la legge belga non permetteva alle coppie omosessuali l’adozione congiunta di minori e nel caso di figli di uno dei partner lo sposo, o il convivente, dello stesso sesso non poteva diventarne genitore; ora le cose sono cambiate con una riforma in materia di adozioni approvata in via definitiva il 20 aprile 2006 che entrerà in vigore a breve.

Il 22 luglio 2005 il governo belga ha annunciato che in totale si erano sposate 2.442 coppie.

Spagna

Con la legge n. 13/2005 approvata dal parlamento spagnolo il 30 giugno 2005 e in vigore dal 3 luglio 2005 la Spagna ha cambiato il proprio diritto di famiglia, estendendo la possibilità di contrarre matrimonio civile anche alle coppie di omosessuali.

La riforma è stata realizzata modificando l’articolo 44 del codice civile spagnolo, nel quale si è specificato che il matrimonio richiede gli stessi requisiti e produce gli stessi effetti quando a contrarlo sono due persone dello stesso o di diverso sesso. Tale modifica ha esteso ai coniugi omosessuali il diritto di adottare congiuntamente, oltre che quello di adottare l’uno i figli dell’altro, biologici o adottivi che siano.

Accanto al matrimonio, continuano a esistere in Spagna le leggi e i registri delle coppie di fatto, che sono giuridicamente e concettualmente differenti dal matrimonio e riguardando allo stesso modo sia le coppie eterosessuali sia quelle omosessuali.

Il 27 giugno del 2007 il Ministero della Giustizia spagnolo ha reso noto che 3.340 coppie hanno celebrato matrimonio nei primi due anni dopo l’approvazione della legge e l’entrata in vigore della stessa, riconoscendo però che questo dato rappresenta forse un terzo del numero reale, poiché non sono stati inclusi i dati provenienti dai registri non informatizzati e neanche quelli da Euskadi (Paesi Baschi). Secondo lo stesso Ministero, di questi 3.340 matrimoni 2.375 erano fra uomini e 965 fra donne. Madrid è la Comunità Autonoma dove si ha celebrato il più alto numero di unioni (1.060), seguita dalla Catalogna con 871, Andalusia con 399, Comunità Valenciana 263, Isole Baleari 116, Asturie 101, Castiglia e León, 89; Aragona 86, Isole Canarie 83, Murcia 61, Castiglia – La Mancia 56, Estremadura 54, Galizia 31, Cantabria 28, Navarra 25, e La Rioja 13.

Norvegia

L’11 giugno 2008 il parlamento norvegese ha approvato a larga maggioranza una legge che apre l’istituto del matrimonio anche alle coppie omosessuali. Il voto è stato accolto con applausi dalla galleria per il pubblico. Il deputato laburista Gunn Karin Gjul ha dichiarato: “È un giorno storico” e ha paragonato la nuova legge “al suffragio universale e alla legge sulla parità dei sessi”. Contro la legge si sono schierati il Partito Popolare Cristiano e il populista Partito del Progresso, all’opposizione. Il nuovo diritto matrimoniale è stato approvato dalla coalizione di governo: Partito Laburista, Partito di Centro e Partito della Sinistra Socialista, ma anche dai Conservatori e i Liberali all’opposizione.

Svezia

Nel novembre 2008 il primo ministro svedese Fredrik Reinfeldt ha annunciato l’estensione al matrimonio per coppie dello stesso sesso a far data dal 1º maggio 2009: tale estensione ha effetto anche sulla Chiesa luterana svedese, così come già accade per la Chiesa di Norvegia.

Portogallo

Il giorno 8 gennaio 2010 il parlamento portoghese ha approvato la proposta di legge per regolarizzare il matrimonio omosessuale, escludendo però la possibilità di adottare figli. Il primo ministro José Sócrates ha definito la votazione “un momento storico”. Il presidente della repubblica Aníbal Cavaco Silva (membro del partito conservatore) inizialmente dichiarò che si sarebbe avvalso del diritto di veto, che avrebbe potuto essere reso nullo da una nuova votazione favorevole del parlamento sullo stesso testo, ma in seguito ha cambiato opinione e ha firmato la legge il 17 maggio 2010.

Islanda

In Islanda il matrimonio tra persone dello stesso sesso è stato introdotto il 27 giugno 2010. Il disegno di legge per la legalizzazione è stato approvato dal parlamento islandese, l’Althing, l’11 giugno 2010.[10] Nessun membro del parlamento ha votato a sfavore dell’approvazione della legge. L’Islanda è stato il nono paese al mondo ad adottare una disciplina specifica e favorevole al vincolo di coniugio tra persone aventi i medesimi caratteri sessuali. Nel paese, dal 2006, era già presente il riconoscimento delle unioni civili  tramite l’istituto giuridico dello staðfest samvist. Una nota interessante riguardo a questo paese nord europeo è il fatto che l’attuale primo ministro in carica (dal 1º febbraio 2009) Jóhanna Sigurðardóttir è il primo caso di donna primo ministro dichiaratamente omosessuale al mondo.

Danimarca

Il matrimonio è aperto alle coppie dello stesso sesso dal 15 giugno 2012. Il Parlamento della Danimarca, con 85 voti favorevoli e 24 contrari più due astenuti, ha approvato definitivamente il 7 giugno 2012 una legge che cancella il requisito di essere un uomo e una donna per poter contrarre matrimonio e quindi permette anche alle coppie dello stesso sesso di sposarsi. La legge consente a due persone dello stesso sesso di unirsi in matrimonio in Municipio o, a scelta, in Chiesa secondo i riti della Chiesa di Stato danese; nessun prete, comunque, può essere forzato a sposare persone dello stesso sesso. La partnership registrata, in vigore dal 1989, è ufficialmente abrogata e alle coppie dello stesso sesso che vi avevano avuto accesso viene riconosciuta la possibilità di convertire la propria partnership registrata in matrimonio.

America

Canada

Il matrimonio omosessuale è stato legalizzato in tutto il Canada (dopo che era stato già legalizzato dalle sentenze delle varie Corti Supreme in sette province su dieci e in un Territorio su tre della federazione del Canada) con il Civil marriage act o Loi sur le mariage civil in vigore dal 20 luglio 2005.

Stati Uniti d’America

Attualmente sono 6 gli Stati americani in cui è possibile per le coppie dello stesso sesso accedere al matrimonio: Massachusetts, Connecticut, Vermont, New Hampshire, Iowa, New York, e il distretto Washington DC.

Nel 2003, la Corte Suprema del Massachusetts ha dichiarato discriminatorio, perciò incostituzionale e illegale, escludere le coppie dello stesso sesso dal matrimonio facendo così diventare il Massachusetts il primo Stato USA a permettere agli omosessuali di contrarre matrimonio. Il 15 maggio 2008 la corte suprema californiana ha abolito la legge che vietava i matrimoni fra persone dello stesso sesso dichiarandola anticostituzionale. Lo stesso è stato fatto dalla corte suprema del Connecticut l’11 ottobre 2008, resa effettiva dal 28 ottobre 2008.

Negli Stati Uniti, con le elezioni del novembre 2004, 11 Stati hanno approvato emendamenti costituzionali che proibiscono i matrimoni tra persone dello stesso sesso. Nel novembre del 2006 altri sette Stati hanno approvato questo tipo di emendamenti, portando complessivamente a 27 il numero degli Stati che proibiscono il matrimonio tra persone dello stesso sesso. Questi 27 Stati sono: Alaska, Hawaii, Nevada, Montana, Oregon, Utah, Nebraska, Missouri, Michigan, North Dakota, Ohio, Oklahoma, Kansas, Louisiana, Arkansas, Georgia, Kentucky, Mississippi, Texas, Alabama, Colorado, Idaho, South Carolina, South Dakota, Tennessee, Virginia e Wisconsin.

Il 6 novembre 2008 la California ha abolito il matrimonio omosessuale, con l’approvazione di una proposta referendaria, nota come Proposition 8. La validità di tale referendum è stata rimessa alla Corte Suprema dello stato della California che l’ha confermata, stabilendo allo stesso tempo che i matrimoni celebrati prima del referendum rimangano validi. A questo punto la questione è stata presentata alla Corte Federale. Il 12 agosto 2010 il giudice della Corte Distrettuale di competenza, Vaughn R. Walker, si è pronunciato per l’incostituzionalità della Proposition 8 e ha autorizzato la ripresa della celebrazione dei matrimoni tra persone dello stesso sesso. La pronuncia giudiziale è stata appellata avanti alla Corte d’Appello Federale ed è attualmente stata sospesa in via cautelare. Le parti si aspettano che, in ultima istanza, la costituzionalità sarà dibattuta di fronte alla Corte Suprema degli Stati Uniti.

Il 5 aprile 2009 in Iowa vengono legalizzati i matrimoni omosessuali: la Corte Suprema dello stato afferma all’unanimità l’esigenza costituzionale di riconoscere questo tipo di unione.

Una settimana più tardi, lo stato del Vermont diviene il primo stato americano a legalizzare il matrimonio omosessuale con il processo legislativo invece che per sentenza della Corte Suprema. Anche il parlamento dello stato del Maine ha approvato un simile disegno di legge, a cui sono seguite le dichiarazioni del governatore democratico John Baldacci:

« Nel passato mi ero opposto al matrimonio gay, mentre sostenevo l’idea delle unioni civili. Mi sono convinto invece che questa è una questione di equità e pari protezione di fronte alla legge e che un’unione civile non è uguale a un matrimonio civile. »

A livello federale, le unioni fra persone dello stesso sesso, siano esse matrimoni o unioni civili, non sono riconosciute perché è in vigore il DOMA (Defense of Marriage Act), una legge che vieta al governo federale di considerare le unioni fra persone dello stesso sesso sullo stesso piano del matrimonio ed esula altresì tutti gli stati della federazione dall’obbligo di riconoscere unioni fra persone dello stesso sesso registrate in altri stati.

L’amministrazione Obama ha dichiarato la propria intenzione di modificare tale legislazione e quindi legalizzare le unioni civili fra persone dello stesso sesso su tutto il territorio nazionale e si è dichiarata contraria a un emendamento proposto dall’amministrazione Bush mirato a specificare che il matrimonio esiste unicamente “fra uomo e donna”.

Dal 2010, un nuovo stato e il Distretto Federale legalizzano il matrimonio omosessuale: prima il New Hampshire, poi il territorio della capitale: Washington DC.

Il 24 giugno 2011 anche lo stato di New York legalizza per via legislativa i matrimoni omosessuali a partire dal 24 luglio successivo; il varo della legge, fortemente voluta dal governatore Andrew Cuomo, è stato reso possibile da un’inedita convergenza degli esponenti democratici e repubblicani.

Nei mesi di gennaio e febbraio 2012 le due camere del parlamento dello stato di Washington negli Stati Uniti hanno approvato a maggioranza il matrimonio tra persone dello stesso sesso. La legge, firmata dalla Governatrice Christine Gregoire, che nei vari anni del suo mandato si era sempre pronunciata a favore di questo progetto di legge, entrerà in vigore il 6 giugno 2012, a meno che non sia indetto un referendum.

Il 9 maggio 2012 il Presidente Barack Obama nel corso di un’intervista tv ha espresso il proprio personale supporto all’accesso al matrimonio anche per le coppie dello stesso sesso. «Nel corso degli anni – ha spiegato Obama – ho potuto parlare e conoscere gente del mio staff con partner dello stesso sesso, che ha cresciuto i figli insieme. Quando penso ai nostri soldati, ai nostri aviatori, ai nostri marinai che hanno dovuto lottare tanto per i loro diritti. Sì, a un certo punto ho consluso che per me personalmente è importante andare avanti e affermare che le coppie dello stesso sesso hanno il diritto di sposarsi. (…) Le nostre figlie Malia e Sasha hanno amici i cui genitori sono dello stesso sesso. Alcune volte io e Michelle ci sediamo a tavola e parliamo con Malia e Sasha dei loro amici e dei loro genitori e a loro non viene neanche in mente che dovrebbero essere trattati diversamente. Per loro non ha senso e francamente questo è qualcosa che cambia la prospettiva. (…) È qualcosa di cui abbiamo parlato negli anni e lei condivide. Siamo ambedue cristiani e ovviamente questa posizione potrebbe sembrare strana agli occhi degli altri. Ma quando pensiamo alla nostra fede, la base è che non solo Gesù si è sacrificato per noi ma che gli altri vanno trattati come noi vorremmo essere trattati.» Le posizioni di Obama hanno avuto una grande eco mediatica in tutto il mondo.

Alcuni giorni prima anche il vice-presidente Joe Biden, durante un’altra intervista tv, si era dichiarato assolutamente a suo agio «con l’idea che un uomo possa sposarsi con un altro uomo, o una donna con un’altra donna. Si tratta di cittadini che devono avere gli stessi diritti civili di tutti gli altri, le stesse libertà. Non vedo alcuna differenza.»

Aruba e Antille Olandesi

In Aruba e nelle Antille Olandesi non è consentito contrarre matrimonio a coppie dello stesso sesso. Nonostante ciò in base a una decisione della Corte Suprema del 13 aprile 2007 Aruba e le Antille Olandesi, che fanno parte insieme con i Paesi Bassi del Regno dei Paesi Bassi, sono tenute a riconoscere ogni matrimonio contratto nel Regno dei Paesi Bassi compresi quelli tra persone dello stesso sesso contratti nei Paesi Bassi.

Città del Messico (Distretto Federale)

Il 21 dicembre 2009 il parlamento del distretto della capitale messicana ha approvato una legge che prevede all’interno dell’area della metropoli l’estensione del matrimonio alle persone dello stesso sesso, con parità di diritti e doveri e possibilità di accedere all’adozione. Lo stesso parlamento aveva ammesso le unioni civili nel 2006. La riforma è stata possibile grazie al voto compatto del partito di maggioranza (34 su 34 membri del Partito della Rivoluzione Democratica hanno votato a favore) e al supporto del Partito dei Lavoratori (5 sì su 5 membri); complessivamente la proposta ha avuto 39 voti favorevoli e 20 contrari (tutti i 15 membri del Partito Azione Nazionale hanno votato contro).

Il presidente conservatore Felipe Calderón si è dichiarato contrario alla proposta e ha criticato l’approvazione, così come tutti gli esponenti del clero. Al contrario la popolazione della capitale si è espressa in maggioranza a favore del provvedimento (circa il 50% contro il 38%, mentre il 12% dichiara di non avere un’idea precisa). La celebrazione dei matrimoni è cominciata nel mese di marzo del 2010.

Argentina

In Argentina il matrimonio è aperto alle coppie dello stesso sesso dal 2010. Con il voto finale del Senato, il 15 luglio 2010 l’Argentina ha esteso l’istituto del matrimonio alle coppie dello stesso sesso, con validità su tutto il territorio nazionale. In precedenza, le unioni tra persone dello stesso sesso erano possibili solo in alcuni municipi. La legge modifica il codice civile, sostituendo l’espressione “marito e moglie” con “i contraenti” e fra i diritti previsti sono compresi la possibilità di adozione, il congedo familiare e l’accesso ai servizi di sicurezza sociale. Nel Paese, ora che la possibilità di sposarsi è stata estesa alle coppie dello stesso sesso, ci si riferisce comunemente all’istituto del matrimonio descrivendolo come “egualitario”. Vedi l’espressione assai diffusa “matrimonio igualitario” (in italiano: matrimonio egualitario).

Africa

Sud Africa

Nella Repubblica del Sudafrica dal 30 novembre 2006 è entrata in vigore la legge che autorizza il matrimonio omosessuale, facendo così del Sud Africa il primo Paese africano a legalizzare le nozze tra persone dello stesso sesso. La cerimonia religiosa è opzionale, le Chiese possono infatti rifiutarsi di celebrare certi tipi di unione, mentre il rito civile è aperto a tutti. In Sud Africa le coppie omosessuali possono adottare già dal 2002, mentre da decenni ormai possono adottare i single. Il progetto di legge era stato presentato dopo che la Corte Costituzionale dichiarò con una sentenza che l’esclusione delle coppie dello stesso sesso dal matrimonio è discriminatoria e perciò incostituzionale, ordinando ai legislatori di modificare le regole matrimoniali (il Marriage Act) entro un anno.

Asia

Israele

Nello stato di Israele, mancando l’istituto del matrimonio civile, sia eterosessuale sia (eventualmente) omosessuale, ed essendo il matrimonio sottoposto alle autorità religiose, non è possibile contrarre matrimoni omosessuali. Nonostante ciò in base a una decisione della Corte Suprema di Israele del 21 novembre 2006 lo stato di Israele riconosce i matrimoni omosessuali contratti all’estero.

In Israele è stato riconosciuto il diritto di adottare i figli del proprio partner nell’ambito di coppie omosessuali; è in discussione, ma non ancora approvata, una proposta per rendere automatica la successione all’interno di coppie omosessuali. In alcune città, come Tel Aviv, alle coppie omosessuali sono riconosciuti gli stessi diritti assistenziali previsti per le coppie eterosessuali.

Dubbi di costituzionalità del codice civile italiano

Il 3 aprile 2009 il Tribunale di Venezia ha emesso, su ricorso di una coppia omosessuale, un’ordinanza di remissione alla Corte Costituzionale con cui si chiede alla Corte di valutare se l’interpretazione corrente e sistematica del codice civile che esclude le coppie omosessuali sia costituzionale. Il Codice civile italiano, pur non prevedendo nulla a proposito della diversità di sesso degli sposi, in alcuni articoli contiene le parole “moglie” e “marito”; ed è su questa previsione, secondo la corte di Venezia, che si fonda l’impossibilità di celebrare un matrimonio omosessuale. A questa prima ordinanza, che lamenta la violazione degli articoli 2, 3, 29 e 117 della Costituzione della Repubblica Italiana oltre che della Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali e della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea, se n’è aggiunta una seconda, emessa dalla corte d’appello di Trento nell’agosto 2009. Analoghe ordinanze sono state in seguito emesse dalla Corte d’Appello di Firenze e dal Tribunale civile di Ferrara. La Consulta ha tenuto l’udienza pubblica relativa al caso il 23 marzo 2010, con relazione del giudice Alessandro Criscuolo, rinviando la discussione in Camera di Consiglio al successivo 12 aprile.

Il 14 aprile, con la sentenza n. 138/2010, la Corte Costituzionale ha respinto i ricorsi del Tribunale di Venezia e della Corte d’appello di Trento come inammissibili (in riferimento agli artt. 2 e 117 della Costituzione), poiché la questione non rientra nelle competenze della Corte, e infondati (con riferimento agli artt. 3 e 29 della Costituzione), “in quanto le unioni omosessuali non possono essere ritenute omogenee al matrimonio”.
Successivamente, con l’ordinanza n. 276/2010 del 7 luglio 2010 e l’ordinanza n. 4/2011 del 16 dicembre 2010, sono stati respinti con motivazioni analoghe anche i ricorsi della Corte d’appello di Firenze e del Tribunale di Ferrara.

Il 15 marzo 2012, con una sentenza storica, la Corte di Cassazione, esprimendosi sulla richiesta di una coppia omosessuale sposata all’estero di vedere riconosciuto il matrimonio in Italia, pur negando tale riconoscimento in mancanza di leggi specifiche nello Stato italiano, dichiara:

« La coppia omosessuale è “titolare del diritto alla vita famigliare” come qualsiasi altra coppia coniugata formata da marito e moglie […]. I componenti della coppia omosessuale, conviventi in stabile relazione di fatto, se secondo la legislazione italiana non possono far valere né il diritto a contrarre matrimonio né il diritto alla trascrizione del matrimonio contratto all’estero, tuttavia […] possono adire i giudici comuni per far valere, in presenza di specifiche situazioni, il diritto ad un trattamento omogeneo a quello assicurato dalla legge alla coppia coniugata »
(Sentenza 4184/2012 della Corte di Cassazione)

Storia del matrimonio omosessuale

L’aspirazione al matrimonio ha sempre caratterizzato la comunità omosessuale ma (almeno nella cultura occidentale), ha sempre trovato un ostacolo nell’opposizione della società, che considerava il matrimonio come un mezzo per garantire la riproduzione, cioè la nascita di nuovi cittadini. Tuttavia, alcune tracce di tale aspirazione sono state riconosciute in diversi momenti storici.

In Grecia

Alcuni individuano una sorta di “stadio embrionale” del matrimonio omosessuale nel rapporto pederastico caratteristico nella Grecia antica. La relazione tra adulto e giovane (erastés ed eroménos) in effetti comportava specifiche responsabilità sociali e religiose per i contraenti, proprio come un matrimonio, soprattutto nel caratteristico rito detto arpaghè, che lo storico Eforo di Cuma ha descritto per Creta.

Anche i riti del tiaso di Saffo adombrano cerimonie che potevano legare simbolicamente due donne di un amore che la poetessa greca cantò apertamente. Ciò detto, va concluso che non esiste comunque alcuna testimonianza di vere e proprie cerimonie matrimoniali fra persone dello stesso sesso.

Nell’antica Roma

Gli storici romani della prima età imperiale hanno parlato, volendo presentare un esempio di quella che loro consideravano la decadenza dei costumi dei loro tempi, di veri e propri matrimoni celebrati fra uomini. Il più celebre di tali racconti è quello del matrimonio tra l’imperatore Nerone e un liberto, Sporo.

Nonostante in questo caso le testimonianze siano esplicite, e i verbi usati per descrivere la cerimonia (nubere) inequivocabili, tale rito è oggi interpretato dagli storici in vari modi ed è decisamente controverso. Fra le tesi proposte, risulta particolarmente convincente l’idea secondo cui la testimonianza degli scrittori latini abbia deliberatamente frainteso una cerimonia di matrimonio mistico con la divinità, di cui abbiamo testimonianze storiche indipendenti, e che era tipica dei culti misterici.

In tale rito, come negli attuali matrimoni per procura, il sacerdote agiva non in prima persona ma solo come rappresentante della divinità, e il suo sesso era quindi irrilevante, trattandosi di un mero procuratore. Anzi, in una società in cui le donne non avevano capacità giuridica, era semmai sottinteso che un procuratore potesse essere esclusivamente di sesso maschile.

Quando il Cristianesimo cominciò a diffondersi sostenne l’idea del matrimonio più orientato a fini procreativi; ciò, unitamente al fatto che i Romani utilizzavano la sessualità come una forma di dominazione (tra cui lo stupro dei maschi nemici), è stato dagli storici collegato con la crescente intolleranza verso gli omosessuali che si registrò a Roma.

Europa cristiana medioevale

Nell’Europa dominata dal Cristianesimo del Medioevo, le relazioni omosessuali erano molto meno aperte e accettate che nell’antichità classica.

Tuttavia due persone dello stesso sesso che nutrissero una reciproco profondo sentimento di appassionata amicizia, potevano celebrarlo. Solitamente si era ipotizzato che tale forma di “amore” fosse platonica, ma tuttora la questione è discussa fra gli storici moderni.

In quest’epoca si trovano inoltre tracce di deliberati tentativi di contrarre matrimonio da parte di persone dello stesso sesso, in due modi: o contraffacendo il sesso (caso comune nelle cosiddette passing women, donne travestite da uomo che molto spesso contrassero matrimonio con altre donne, che in genere non le denunciarono), o riproducendo in forma privata, ovviamente non valida giuridicamente, i riti matrimoniali fra persone dello stesso sesso. Già nel 1300 la celebre “Huon de Bordeaux”, una chanson de geste, racconta il matrimonio tra due donne. Ide, la protagonista, vestita da uomo si impiega come guerriero per chiedere la mano della figlia dell’imperatore. Dopo il matrimonio però viene scoperta e l’imperatore la condanna al rogo per sodomia.

Lo storico John Boswell dell’Università Yale, basandosi su un dipinto del settimo secolo, ha proposto una controversa interpretazione secondo cui i santi Sergio e Bacco sarebbero l’esempio di un’unione omosessuale del primo Cristianesimo, che dimostrerebbe un’iniziale tolleranza della religione cristiana verso l’omosessualità: secondo alcuni la raffigurazione mostrerebbe un matrimonio religioso avente Gesù come testimone di nozze. Boswell sostiene che questo dipinto, assieme ad altri scritti a noi pervenuti, sarebbe la prova dell’iniziale tolleranza del Cristianesimo verso l’omosessualità; tuttavia la maggior parte degli storici non considera credibile la sua tesi.

Un nuovo mondo

La scoperta dell’America porta con sé il contatto con popoli, come i nativi americani che ammettevano matrimoni tra individui dello stesso sesso, sia pure subordinati al fatto che uno dei due si travestisse con gli abiti del sesso opposto.

Numerose, e scandalizzate, sono le osservazioni degli europei nei diari di viaggio, relativi a queste pratiche.

Così il diario di viaggio del 1540 di Castañeda de Nagera, membro e cronista di una spedizione nel Messico, accenna a “curiosi” usi e costumi di Culican:

« v’erano tra loro uomini che indossavano abiti da donna, si sposavano con altri uomini, e servivano loro da spose. »

Gli europei, coadiuvati dai missionari cattolici, incominciarono così una lotta sanguinosa per l’estirpazione di tali pratiche, senza fermarsi di fronte ad alcuna violenza per ottenere il loro scopo.

Verso l’età moderna

In Europa è nel 1574, durante un processo per sodomia a Valencia, che viene espresso in maniera incontrovertibile il desiderio di un uomo di sposare un uomo. In particolare tale Joan, servo di un curato, “desiderava più che cento ducati” che Bartolomé Juárez, schiavo di un torcitore di seta, “gli fosse moglie”.

Michel de Montaigne poi, nel suo diario di viaggio, il Journal de voyage en Italie par la Suisse et l’Allemagne, registra nello stesso periodo ben due episodi correlati con il matrimonio omosessuale.

Il primo, avvenuto a Vitry in Francia, narra di una donna travestita da uomo impiccata perché aveva sposato un’altra donna.

Il secondo episodio è più articolato. A Roma, nel 1578 alcuni “portoghesi” (probabilmente marrani portoghesi) si riunivano nella chiesa di San Giovanni a Porta Latina e:

« Si sposavano tra maschi alla messa, con le stesse cerimonie che noi usiamo per il nostro matrimonio, facevano comunione insieme, leggevano lo stesso nostro Vangelo nuziale e poi dormivano e abitavano insieme. Poiché il matrimonio rende legittima l’unione tra maschi e femmine, a quegli astuti personaggi era parso che anche la loro unione sarebbe divenuta legittima se consacrata dalle cerimonie e dai riti della Chiesa. »

Montaigne concludeva:

« furono bruciati otto o nove portoghesi di codesta bella setta. »

Il Settecento

Nel 1705 a Parigi, in alcuni luoghi di incontro per sodomiti si celebravano riti matrimoniali simbolici, come riportano gli archivi di polizia.

Intanto il tentativo dei missionari spagnoli di estirpare il vizio tra gli indiani non aveva ancora avuto pieno successo, come attesta una relazione del 1787, di Francisco Palou, che descrive la scoperta di un matrimonio omosessuale fra gli indiani della costa della California. Qui due uomini, uno dei quali travestito, convivevano:

« I padri furono avvertiti che in una delle case dei neofiti si erano messi due pagani, uno con il loro abito naturale e l’altro in abito da donna, chiamandolo con il nome di joya (che dicono sia chiamato così nella loro lingua natale), il padre missionario si recò alla casa con il capo scorta e un soldato per vedere quel che cercavano, e li scoprirono nell’atto del peccato nefando. Li punirono, sebbene non con la pena che meritavano, e vituperarono il fatto tanto enorme, e il pagano rispose che quella joya era sua moglie e, essendo stati ripresi, non sono tornati a vedersi nella missione né nella vicinanze, né nelle altre missioni si è vista gente tanto esecrabile. »

Alla fine del XVIII secolo, in Inghilterra, in alcune molly houses (luoghi di incontro per omosessuali), si celebravano riti matrimoniali fra uomini:

« C’erano stanze – scrive in un suo saggio Maria Giuseppina di Rienzo – dette “da matrimonio” o “cappelle”, dove due uomini potevano convolare a nozze; spesso ciò consisteva semplicemente nel fare sesso insieme, a volte alla presenza degli altri avventori in una sala grande della casa. A officiare i matrimoni al “Cigno Bianco” nella “Cappella” che, se si eccettua la presenza di numerosi letti, era del tutto simile a una chiesa cristiana, c’era un vero e proprio reverendo omosessuale, John Church. »

Nello stesso periodo i primi esploratori europei riportarono dall’Africa interessanti osservazioni sull’usanza piuttosto diffusa del matrimonio tra donne. Non si trattava di vero e proprio matrimonio lesbico, dato che la loro ragione sembra essere più “la trasmissione dei beni di una donna che non può avere figli“.

L’Ottocento

La prima testimonianza italiana (a parte il matrimonio dei portoghesi sopraccitato) di un rito matrimoniale risale al 1897. Proprio quell’anno Abele De Blasio, criminologo discepolo di Cesare Lombroso, pubblicava, in un testo sulla malavita di Napoli un capitolo dal titolo O spusarizio masculino (il matrimonio fra due uomini):

« Il luogo del sacrifizio è quasi sempre qualche lurida locanda, dove in giorno ed in ora stabilita si fa trovare l’amante, qualche sonatore di organetto e chitarra ed una schiera di ricchioni, che fan corona alla timida… fanciulla [De Blasio usa il femminile con intento denigratorio ma sta parlando di un travestito]. Dopo un balletto erotico, il più provetto della… materia augura alla felice coppia la buona notte; ma la sposina [si legga “lo sposo”], prima di lasciar partire gl’invitati, distribuisce loro i tradizionali tarallucci e vino. Il giorno dopo, ‘o ricchione anziano, accompagnato da un caffettiere ambulante, porta agli sposi due piccole di latte e caffè e poi fa nel talamo un’accurata rivista per accertarsi se il sacrifizio fu compiuto in tutta regola. »

Il XX secolo

Il matrimonio omosessuale simbolico (cioè quell’unione, effettuata con riti alle volte disparati, che assume significato solo per la coppia contraente e per il gruppo di amici e parenti, ed è praticato con intento dimostrativo, rivendicativo e politico) divenne però più comune nel nostro Paese solo a partire dagli anni Settanta del secolo scorso.

Già nel 1975 due cronisti del settimanale “Il Borghese” si unirono in false nozze omosessuali (di cui poi stesero un resoconto sul loro periodico) per smascherare la pratica privata da parte di don Marco Bisceglia, successivamente fondatore di Arcigay, di riti matrimoniali fra persone dello stesso sesso. Per questo fatto don Bisceglia venne sospeso “a divinis”.

Tra i primi tentativi pubblici è annoverato, quello del 2 settembre 1976 a Roma, nella sede di un piccolo gruppo di militanti gay, l’Mpo (“movimento politico degli omosessuali”): qui Massimo Consoli celebrò una sorta di matrimonio laico per alcune coppie di persone dello stesso sesso. Al gesto provocatorio di Consoli seguirono alcune iniziative pubbliche simili.

I casi di cronaca dal 1980 in poi

Nel 1983 finì sulle prime pagine dei giornali il finto matrimonio (che aveva intenti dissacratori) tra “femminelle” napoletane.

Nel 1986 una lettrice del mensile omosessuale “Babilonia”[54] si sposò a Parigi, dove il pastore protestante gay Joseph Doucé celebrava un rito di “benedizione dell’amicizia”:

« Nell’ottobre 1985 vi scrissi e venni anche in sede per delle informazioni sul “matrimonio tra gay”. Voi mi deste l’indirizzo di Doucé a Parigi, mi misi subito in contatto. Il 30 agosto alle ore 16:30 mi sono sposata con la mia compagna secondo il rito evangelico. È stata una cerimonia molto carina, molto simile a quella etero in Italia; poi, Parigi, come cornice perfetta. »

Ovviamente questo rito aveva esclusivamente valore simbolico.

Ancora nell’estate del 1988, a Riccione, fu celebrato un matrimonio omosessuale con tanto di pranzo di nozze; la manifestazione aveva lo scopo di stimolare l’approvazione di una proposta di legge riguardante i diritti delle coppie di fatto che veniva discussa proprio in quel periodo in Parlamento.

Di più forte impatto politico fu l’iniziativa di Paolo Hutter, consigliere comunale omosessuale a Milano per l’allora PDS, che il 27 giugno 1992 unì dieci coppie gay e lesbiche in piazza della Scala:

« Issati su un palco di Piazza della scala con un migliaio di testimoni, i festeggiati si dicono sì davanti al consigliere comunale pidiessino Paolo Hutter. Il cuore della cerimonia consiste nel pronunciare una formuletta che dichiara possibile ciò che per la legge italiana non lo è: l’unione civile tra due persone dello stesso sesso che si amano. Sarebbe tutto qui, con la sola aggiunta di riso confetti e palloncini, se non si indignassero a nome delle rispettive istituzioni offese il prefetto, il sindaco e qualche vescovo. »

Un altro caso di cronaca risale all’aprile 2002: Mario Ottocento e Antonio Garullo di Latina, entrambi cittadini italiani, si sono uniti in matrimonio in Olanda nella stessa sala in cui nel 1937 si erano sposati la regina Giuliana d’Olanda e il suo attuale consorte. E infine, sempre dall’Olanda, il primo matrimonio omosessuale internazionale fra Pierangelo Bucci e Jaco Rozendaal, sposi a Rotterdam l’11 giugno del 2003 e a cui ha fatto da testimone il presidente di Arcigay, Sergio Lo Giudice.

Posizione delle religioni sul matrimonio omosessuale

Chiesa cattolica e omosessualità

La Chiesa cattolica si oppone non solo al matrimonio omosessuale, ma a qualsiasi tipo di riconoscimento giuridico delle coppie omosessuali.

Il rifiuto della Chiesa cattolica è motivato affermando che l’antropologia cristiana, che la Chiesa afferma essere basata sull’insegnamento di Cristo e, più in generale, della Bibbia, nonché sulla propria tradizione, considera conforme alla volontà di Dio solo l’orientamento sessuale eterosessuale, e giudica non conforme al piano di Dio l’orientamento omosessuale e quindi degno di condanna morale, e per questo peccaminosi, i rapporti sessuali tra persone dello stesso sesso.

Secondo la Chiesa cattolica il riconoscimento civile del matrimonio eterosessuale è giustificato dal fatto che esso dà un apporto significativo alla società, la qual cosa, sempre secondo la Chiesa, giustifica il riconoscimento da parte del legislatore di speciali privilegi alla famiglia eterosessuale. Al contrario, non vede ragioni che giustifichino il riconoscimento da parte della società di diritti alle coppie omosessuali.

Dissenso

Vi sono state all’interno del mondo cattolico isolate iniziative favorevoli al matrimonio omosessuale, mai avallate delle gerarchie.

Già nel 1975 Marco Bisceglia, animatore dei “cattolici dei dissenso” e poi fondatore di Arcigay, ex parroco della chiesa del Sacro Cuore di Lavello, un paese vicino Potenza, univa coppie dello stesso sesso in matrimonio. La notizia, resa pubblica da due cronisti de “Il Borghese”, portò alla sospensione a divinis del sacerdote.

Attualmente celebra matrimoni omosessuali con rito religioso (ovviamente privi di effetti civili) Franco Barbero, anch’egli dimesso dallo stato clericale, della comunità cristiana di base “Viottoli” di Pinerolo.

Le Chiese protestanti e l’omosessualità

Nel mondo evangelico, il tema dell’omosessualità è stato al centro di recenti prese di posizione da parte di organismi rappresentativi. Sia l’Alleanza Evangelica britannica sia quella francese hanno contribuito alla riflessione con documenti significativi.

Il protestantesimo storico, invece, sembra allineato a tesi possibiliste e permissive, anche se in alcune chiese (la Comunione anglicana, ad esempio) il tema suscita vivaci polemiche.

Questo fermento in atto ha spinto anche l’Alleanza Evangelica italiana a interrogarsi sulla questione. Ha affermato ufficialmente quanto segue al riguardo del rapporto (e/o matrimonio) omosessuale (si cita letteralmente perché il testo potrebbe suscitare in chi legge forti polemiche):

« … l’omosessualità rappresenta una negazione delle potenzialità dell’essere umano ed un ripiegamento verso una visione autoreferenziale della relazione con gli altri. Fare i conti con chi è altro da sé, accettandone la diversità e impostando un rapporto fecondo, è indice di maturità umana. Un’autentica maturità non si accontenta di stare con persone uguali a sé, ma coglie la sfida della diversità per imbastire con una persona diversa da sé una relazione affettiva e sessuale….La persona matura ambisce ad entrare in relazione con chi è sessualmente diverso da sé, non ad idolatrare chi gli è sessualmente simile. Circondarsi di omologhi, stabilendo una relazione d’intimità con un omologo dal punto di vista sessuale, è segno di rinuncia ad affrontare la diversità umana che passa anche attraverso la diversità sessuale. L’autorefenzialità sessuale ed affettiva è quindi un depauperamento della vocazione umana e, per questa ragione, non gli si può riconoscere uno statuto di virtù etica. L’omosessualità è una disfunzione relazionale mediante la quale il soggetto omosessuale tende a riduplicare la propria identità sessuale piuttosto che avvicinarsi all’alterità sessuale ed affettiva di un diverso da sé. »
(Alleanza Evangelica Italiana, Omosessualità: un approccio evangelico)

Una posizione di apertura è invece stata assunta dalla Chiesa evangelica valdese nel 2010:

« Il Sinodo, riconoscendo le differenze nel percorso di integrazione e riconoscimento delle persone omosessuali nelle chiese locali, ed invitando in ogni caso al rispetto delle diverse sensibilità dei membri di chiesa, nella preghiera e nella prospettiva delle diversità riconciliate in Cristo;…..Chiede di conseguenza alle chiese che, ove sorelle e fratelli membri della nostra Chiesa o appartenenti ad una Chiesa evangelica richiedano la benedizione di una unione omosessuale si proceda nel cammino di condivisione e testimonianza e, laddove la chiesa locale abbia raggiunto un consenso maturo e rispettoso delle diverse posizioni, essa si senta libera di prendere le decisioni conseguenti, rimanendo in costruttivo contatto con gli appositi organismi. »
(Chiesa Evangelica Valdese, Atti del Sinodo 2010)

Da ricordare la posizione della Chiesa battista: La Convenzione Battista del Sud, la più importante chiesa protestante americana, considera l’omosessualità un peccato e si propone, attraverso la fede, di convertire all’eterosessualità coloro che hanno tendenze omosessuali. L’Alleanza Battista Mondiale (l’associazione di 211 chiese diverse che rappresentano 46 milioni di battisti) ha invece posizioni più tolleranti.

Metropolitan Community Church

Un caso a parte, in questo ambito, è quello della Comunità delle Chiese Metropolitane, interconfessionale ma dottrinalmente su posizioni protestanti. Fra i suoi numerosi progetti legati al tema della giustizia sociale, questa chiesa è fermamente impegnata nella difesa dei diritti dei gay, delle lesbiche, dei bisessuali e dei transgender. Il fondatore della comunità, il reverendo Troy Perry, celebrò il primo matrimonio omosessuale pubblico degli Stati Uniti d’America nel 1969 a Huntington Park, in California.

Nel 1970 egli diede inizio al primo processo negli Usa che mirava a stabilire un riconoscimento legale per i matrimoni fra persone dello stesso sesso. Perry perse la causa, ma lanciò il dibattito sul tema dell’uguaglianza di tutti i cittadini nell’accesso all’istituto matrimoniale. Oggi giorno le congregazioni della sua Comunità celebrano oltre seimila matrimoni omosessuali all’anno.

Similmente, il reverendo Brent Hawkes e la Comunità delle chiese metropolitane di Toronto hanno svolto un ruolo fondamentale nell’azione legale che, in Canada, è culminata con la legalizzazione dei matrimoni omosessuali.

Chiesa ortodossa russa

La Chiesa ortodossa russa è fortemente contraria al matrimonio omosessuale e all’omosessualità in genere.

Chiese dei Vecchi Cattolici

Nella Chiesa dei Vecchi Cattolici ci sono delle benedizioni di coppie omosessuali.

Ebraismo

L’ebraismo riformato o liberale, e quello ricostruzionista (maggioritari negli USA), accettano ormai da molti anni di celebrare benedizioni delle convivenze fra persone dello stesso sesso. Queste cerimonie non equivalgono però, contrariamente a quanto scrivono di solito i mass media, alla celebrazione di “matrimoni omosessuali” in senso ebraico.

Ciò nonostante, anche questa scelta “prudente” è controversa, e trova l’opposizione da parte delle correnti ortodossa e conservatrice, maggioritarie fra gli ebrei che vivono fuori dagli Stati Uniti d’America, ivi inclusa Israele.

Islam

La netta maggioranza degli studiosi musulmani è fortemente ostile alla sessualità tra persone dello stesso sesso e il matrimonio fra persone dello stesso sesso non è riconosciuto in nessuno degli stati al mondo a maggioranza mussulmana.

L’islam progressista, invece, riconosce pari dignità alle coppie omosessuali e matrimoni religiosi islamici tra persone dello stesso sesso sono celebrati da vari imam segretamente in Africa settentrionale e Medio Oriente, pubblicamente in America del Nord, Europa e Sud Africa.

Neopaganesimo

Il Neopaganesimo, almeno nelle sue correnti principali, è caratterizzato da una grande apertura alle differenze di identità e di orientamento sessuale. Il rito matrimoniale, l’Handfasting, è celebrato abitualmente anche tra partner dello stesso sesso.

Buddhismo

Nel Buddhismo il matrimonio è considerato un contratto secolare, regolato dalle leggi dello stato, del tutto distinto dalla sfera religiosa. Al Sangha, inteso in senso stretto come comunità di monaci e monache, nel Vinaya è fatto divieto di officiare matrimoni.

Talora, soprattutto nei paesi a maggioranza Theravada, (come Sri Lanka, Thailandia, Birmania, Cambogia) prima della cerimonia secolare matrimoniale i futuri sposi partecipano a una cerimonia religiosa presso un tempio, dove semplicemente offrono devozione ai Tre Gioielli (il Dharma, il Sangha e il Buddha). Nei paesi a maggioranza Mahayana questa cerimonia prematrimoniale è limitata solo a persone particolarmente legate alla religione.

Pertanto non si pone alcuna posizione specifica nel Buddhismo in merito al matrimonio tra persone dello stesso sesso, in quanto appartiene a una sfera, quella matrimoniale, avvertita come totalmente distinta rispetto alla sfera della ricerca di salvezza, mārga, né in opposizione né in accordo.

Fonte: Wikipedia



Categorie:A06- Diritto Civile e Procedura civile, V01- Conquiste sociali

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