Unione Europea

L’Unione europea (abbreviata in UE o Ue) è un’entità politica di carattere sovranazionale e intergovernativo che comprende 27 paesi membri indipendenti e democratici. La sua formazione sotto il nome attuale risale al trattato di Maastricht del 7 febbraio 1992 (entrato in vigore il 1º novembre 1993), al quale tuttavia gli stati aderenti sono giunti dopo il lungo cammino delle Comunità europee precedentemente esistenti. Dal 1º luglio 2013 entrerà a far parte dell’Unione anche la Croazia.

L’Unione consiste attualmente in una zona di libero mercato, detto mercato comune, caratterizzata, tra l’altro, da una moneta unica, l’euro, regolamentata dalla Banca centrale europea e attualmente adottata da 17 dei 27 stati membri; essa presenta inoltre un’unione doganale nata già con il trattato di Roma del 1957 ma completata fra i paesi aderenti agli accordi di Schengen, che garantiscono ai loro cittadini libertà di movimento, lavoro e investimento all’interno degli stati membri. L’Unione presenta, inoltre, una politica agricola comune, una politica commerciale comune e una politica comune della pesca.

L’Unione europea non è una semplice organizzazione intergovernativa (come le Nazioni Unite) né una federazione di Stati (come gli Stati Uniti d’America), ma un organismo sui generis, alle cui istituzioni gli stati membri delegano parte della propria sovranità nazionale. Le sue competenze spaziano dagli affari esteri alla difesa, alle politiche economiche, all’agricoltura, al commercio e alla protezione ambientale. In alcuni di questi campi le funzioni dell’Unione europea la rendono simile a una federazione di stati (per esempio, per quanto riguarda gli affari monetari o le politiche ambientali); in altri settori, invece, l’Unione è più vicina a una confederazione (per esempio, per quanto riguarda gli affari interni) o a un’organizzazione politica internazionale (come per la politica estera).

Gli organi principali dell’Unione comprendono il Consiglio (denominazione che ha sostituito quella di Consiglio dei Ministri da parte del Trattato di Maastricht), la Commissione, la Corte di Giustizia, il Parlamento, il Consiglio europeo e la Banca centrale europea. L’istituzione dell’Europarlamento risale al 1950 e dal 1979 i suoi membri sono democraticamente eletti, in tutti i territori dell’Unione, a suffragio universale, per una durata in carica di cinque anni. Oggi l’UE è considerata una potenza leader in un mondo multipolare.

Il 12 ottobre 2012 è stata insignita del Premio Nobel per la pace, con la seguente motivazione: «per oltre sei decenni ha contribuito all’avanzamento della pace e della riconciliazione della democrazia e dei diritti umani in Europa».

Status giuridico

Da semplice organizzazione internazionale, l’Unione europea, nel corso degli anni, ha gradualmente acquisito numerose prerogative tipiche di una federazione, con il progressivo trasferimento di poteri e di sovranità dagli Stati membri agli organismi comunitari. Essa si fonda tuttora su trattati internazionali recepiti a livello interno da tutti gli Stati membri ma ha assunto personalità giuridica propria.

Attualmente essa si basa su due trattati fondativi: il Trattato sull’Unione europea (TUE; detto anche “Trattato di Maastricht”) e il Trattato sul funzionamento dell’Unione europea (TFUE; detto anche “Trattato di Lisbona”). A questi si aggiungono il Trattato di Amsterdam del 1997, i “Protocolli allegati ai Trattati” e la Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea il cui valore vincolante è stato deciso proprio dal Trattato di Maastricht all’art.6, equiparandone il contenuto al valore giuridico dei Trattati stessi nonché, secondo invece il Titolo VII della stessa Carta di Nizza, ai diritti costituzionali nazionali e a quelli Fondamentali citati nella Convenzione Europea del 1950 .

Il problema della definizione dell’attuale status giuridico dell’Unione sfociò, il 29 ottobre 2004, nella firma, a Roma, del Trattato che adotta una Costituzione per l’Europa, comunemente noto come Costituzione europea. Tale testo ribadiva la possibilità di una cooperazione rafforzata per la promozione di iniziative di integrazione tra gruppi di paesi, già prevista nel trattato di Amsterdam e in quello di Nizza.

Un nuovo trattato era stato richiesto dal Consiglio europeo attraverso la Dichiarazione di Laeken poiché il funzionamento delle istituzioni comuni, era ritenuto inadatto alla coesistenza di ben 27 stati membri, ciascuno dei quali con diritto di veto in aree fondamentali della politica comune.

Il processo di ratifica della Costituzione venne, tuttavia, interrotto il 29 maggio 2005 con un referendum popolare in cui il 54,7% dell’elettorato francese ha scelto di non sottoscrivere il Trattato; pochi giorni dopo, il 1º giugno, anche la popolazione dei Paesi Bassi si dichiarò contraria all’introduzione del Trattato (con il 61,6% dei voti). Sebbene 18 stati membri avessero recepito il documento, prevalentemente per via parlamentare, la c.d. Costituzione europea non entrò in vigore.

Dopo il “periodo di riflessione” durato due anni, il cancelliere tedesco Angela Merkel decise di rilanciare il processo di riforma con la Dichiarazione di Berlino del 25 marzo 2007, in occasione dei 50 anni dell’Europa unita, in cui venne espressa la volontà di sciogliere il nodo entro pochi mesi al fine di consentire l’entrata in vigore di un nuovo trattato nel 2009, anno delle elezioni del nuovo Parlamento europeo.

Si svolse, così, sotto la presidenza tedesca dell’Unione il vertice di Bruxelles tra il 21 e il 23 giugno 2007 nel quale si arrivò a un accordo sul nuovo trattato di riforma. L’accordo recepiva gran parte delle innovazioni contenute nella cosiddetta Costituzione, anche se con alcune modifiche al fine di rendere meno evidente il carattere per così dire “costituzionale” del vecchio testo, pur ribadendo pressoché tutti i meccanismi introdotti con il predetto testo, e in più aggiungendo la facoltà per alcuni paesi di “chiamarsi fuori” da politiche comuni.

Dopo la conclusione della conferenza intergovernativa che finalizzò il nuovo testo, il trattato di Lisbona venne approvato al Consiglio europeo del 18 e 19 ottobre 2007 proprio in tale città e firmato il 13 dicembre dai capi di Stato e di governo. Il trattato è stato ratificato da quasi tutti gli stati firmatari, prevalentemente per via parlamentare, nel corso del 2008. La mancata ratifica da parte dell’Irlanda in seguito ad apposito referendum confermativo, così come richiesto dalla Costituzione irlandese, non ha permesso di farlo entrare in vigore entro le elezioni europee del 2009. È stato, pertanto, convocato un secondo referendum in Irlanda il 2 ottobre 2009, in cui il trattato è stato approvato con oltre il 67% dei voti. Dal 3 novembre 2009, data del sì definitivo della Repubblica Ceca, tutti gli stati membri hanno ratificato il trattato,entrato in vigore il 1º dicembre 2009.

Competenze dell’Unione europea

Il trattato di Lisbona definisce in maniera precisa le competenze dell’Unione distinguendo tra:

  • competenze esclusive (art. 3 TFUE);
  • competenze concorrenti (art. 4 TFUE);
  • competenze di coordinamento (art. 5 TFUE);
  • competenze di sostegno (art. 6 TFUE).

Competenze esclusive

« 1. L’Unione ha competenza esclusiva nelle seguenti materie:a) unione doganale;
b) definizione delle regole di concorrenza (regolazione dei mercati);
c) politica monetaria per gli Stati membri la cui moneta è l’euro;
d) conservazione delle risorse biologiche del mare nel quadro della politica comune della pesca;
e) politica commerciale con gli Stati Internazionali.2. L’Unione ha inoltre competenza esclusiva per la conclusione di accordi internazionali nelle materie oggetto di una Sua competenza legislativa esclusiva, oltre che negli accordi che richiedono che venga applicato il Principio della Sussidiarietà e in quelli di Associazione. »
(TFUE, art. 3)

In tali campi, solo l’Unione ha giurisdizione, gli Stati hanno solo l’obbligo di recepire le direttive e dare applicazione ai regolamenti.

Competenze concorrenti

« 1. L’Unione ha competenza concorrente con quella degli Stati membri quando i trattati le attribuiscono una competenza che non rientra nei settori di cui agli articoli 3 e 6.2. L’Unione ha una competenza concorrente con quella degli Stati membri nei principali seguenti settori:a) mercato interno;
b) politica sociale, per quanto riguarda gli aspetti definiti nel presente trattato;
c) coesione economica, sociale e territoriale;
d) agricoltura e pesca, tranne la conservazione delle risorse biologiche del mare;
e) ambiente;
f) protezione dei consumatori;
g) trasporti;
h) reti transeuropee;
i) energia;
j) spazio di libertà, sicurezza e giustizia;
k) problemi comuni di sicurezza in materia di sanità pubblica, per quanto riguarda gli aspetti definiti nel presente trattato.3. Nei settori della ricerca, dello sviluppo tecnologico e dello spazio, l’Unione ha competenza per condurre azioni, in particolare la definizione e l’attuazione di programmi, senza che l’esercizio di tale competenza possa avere per effetto di impedire agli Stati membri di esercitare la loro.4. Nei settori della cooperazione allo sviluppo e dell’aiuto umanitario, l’Unione ha competenza per condurre azioni e una politica comune, senza che l’esercizio di tale competenza possa avere per effetto di impedire agli Stati membri di esercitare la loro. »
(TFUE, art. 4)

Nei settori elencati al comma 2 la competenza primaria è dell’Unione e il ruolo degli Stati è residuale; essi possono legiferare in tali campi solo in conformità a quanto deciso dall’Unione o nel caso quest’ultima abbia deciso di non esercitare la propria giurisdizione. Invece nei settori della ricerca, dello sviluppo tecnologico e aerospaziale, della cooperazione allo sviluppo e degli aiuti umanitari l’Unione e gli Stati agiscono entrambi con gli strumenti specifici che sono loro propri. L’Unione tutt’al più adotta delle politiche di coordinamento, senza però limitare in alcun modo l’azione statale.

Competenze di coordinamento

« 1. Gli Stati membri coordinano le loro politiche economiche nell’ambito dell’Unione. A tal fine il Consiglio adotta delle misure, in particolare gli indirizzi di massima per dette politiche.Agli Stati membri la cui moneta è l’euro si applicano disposizioni specifiche.2. L’Unione prende misure per assicurare il coordinamento delle politiche occupazionali degli Stati membri, in particolare definendo gli orientamenti per dette politiche.3. L’Unione può prendere iniziative per assicurare il coordinamento delle politiche sociali degli Stati membri »
(TFUE, art. 5)

Per le politiche economiche, occupazionali e sociali l’Unione ha un ruolo di coordinamento e detta le linee guida (tramite il solo Consiglio) entro le quali ogni Stato ha la libertà di determinare le proprie peculiari policies.[18]

Competenze di sostegno

« L’Unione ha competenza per svolgere azioni intese a sostenere, coordinare o completare l’azione degli Stati membri. I settori di tali azioni, nella loro finalità europea, sono i seguenti:a) tutela e miglioramento della salute umana;
b) industria;
c) cultura;
d) turismo;
e) istruzione, formazione professionale, gioventù e sport;
f) protezione civile;g) cooperazione amministrativa. »
(TFUE, art. 6)

Nei succitati settori l’Unione non ha alcun potere legislativo, ne può produrre alcun atto vincolante per gli Stati, essa però deve attuare una mediazione politica affinché tali politiche possano essere coordinate.

Opt-out

Nonostante requisito fondamentale per l’ingresso nell’Unione europea sia l’adeguamento del diritto e delle politiche interne all’acquis communautaire, in virtù delle necessità di una integrazione europea efficace, negli anni i trattati e la prassi hanno concesso ad alcuni Stati la possibilità di non partecipare ad alcune politiche comuni o a particolari strutture comunitarie. Tali eccezioni vengono definite “opt-out”.

Gli Stati che godono di opt-out sono:

  •  Repubblica Ceca;
  •  Danimarca;
  •  Irlanda;
  •  Polonia;
  •  Regno Unito;
  •  Svezia.

Storia

La costituzione di entità statali o parastatali che comprendessero l’intero territorio europeo può essere fatta risalire a periodi storici ben antecedenti rispetto alla fondazione dell’Unione europea. Il primo organismo di tale genere è certamente l’Impero Romano, che tuttavia non condivideva la medesima estensione geografica dell’Unione (essendo incentrato sul mar Mediterraneo); inoltre le conquiste territoriali romane dipendevano dalla potenza militare dell’Impero, e le province annesse dovevano sottostare a un’amministrazione statale fortemente centralizzata.

Esempi successivi includono l’Impero dei Franchi di Carlo Magno, il Sacro Romano Impero (una struttura meno omogenea, che era caratterizzata da un’amministrazione decentrata) e l’unione doganale che si venne a creare sotto il dominio di Napoleone dopo l’anno 1800.

Una delle prime proposte di riunificazione pacifica del continente sotto l’egida di un’unica istituzione sovranazionale fu avanzata dal pacifista Victor Hugo; a ogni modo, l’idea cominciò a prendere fortemente piede solamente dopo le due guerre mondiali, guidata dalla determinazione a completare rapidamente la ricostruzione dell’Europa ed eliminare l’eventualità di nuovi, futuri conflitti fra le sue nazioni. Esemplare in tal senso fu il Manifesto di Ventotene, redatto al confino da Ernesto Rossi e Altiero Spinelli.

Furono fondamentalmente considerazioni di questo tipo a portare, nel 1951, la Germania dell’Ovest, la Francia, l’Italia e gli stati del Benelux a istituire la Comunità Europea del Carbone e dell’Acciaio, entrata in vigore nel 1952.

La prima unione doganale fra paesi europei, la cosiddetta Comunità Economica Europea, fu istituita mediante il Trattato di Roma del 1957 e implementata nel 1958; successivamente rinominata Comunità europea, è stata uno dei “tre pilastri” dell’Unione europea, secondo i dettami del Trattato di Maastricht che ha introdotto l’unione politica, nei campi della Giustizia e affari interni e della Politica estera e di sicurezza comune.

Dichiarazioni, convenzioni, atti, trattati e accordi

Gli anni di seguito riportati sono quelli relativi alle date di firma degli atti: in alcuni casi queste possono differire, anche notevolmente, da quelle di entrata in vigore degli stessi.

1950 Dichiarazione Schuman
1951 Trattato di Parigi
1954 Trattato di Bruxelles modificato sull’UEO
1955 Risoluzione di Messina
1957 Trattati di Roma
1965 Trattato di fusione
1970 Trattato di Lussemburgo
1983 Dichiarazione solenne sull’Unione europea
1985 Accordi di Schengen
1986 Atto Unico Europeo
1992 Trattato di Maastricht
1994 Compromesso di Ioannina
1997 Dichiarazione sull’UEO
1997 Trattato di Amsterdam
2001 Trattato di Nizza
2001 Dichiarazione di Laeken
2004 Costituzione europea
2007 Dichiarazione di Berlino
2009 Trattato di Lisbona

Cronologia dell’integrazione europea

09/05/1950 La Dichiarazione Schuman esprime la volontà di un’Europa Unita che porterà all’istituzione della Comunità europea del carbone e dell’acciaio.

18/04/1951 I sei stati fondatori nel 1951 (Germania Ovest, Francia, Italia, Belgio, Paesi Bassi, Lussemburgo) firmano il trattato di Parigi, che istituisce ufficialmente la CECA.

23/05/1952 I sei stati firmano il trattato istitutivo della Comunità europea di difesa.

30/08/1954 L’Assemblea Nazionale Francese rigetta la CED, che non entrerà mai in vigore.

01/06/1955 Dal 1º al 3 giugno si svolge la fondamentale Conferenza di Messina.

25/03/1957 I Trattati di Roma istituiscono la Comunità economica europea.

01/07/1968 Entra in vigore l’unione doganale.

01/01/1973 Danimarca, Irlanda e Regno Unito aderiscono alla CEE.

10/06/1979 Prime elezioni a suffragio universale diretto del Parlamento europeo.

01/01/1981 La Grecia aderisce alla CEE.

19/06/1983 I dieci paesi aderenti alle Comunità europee adottano la Dichiarazione solenne sull’Unione europea.

01/01/1986 Portogallo e Spagna aderiscono alla CEE.

03/10/1990 L’unificazione tedesca comporta l’adesione automatica della oramai ex Repubblica Democratica Tedesca alla CEE.

07/02/1992 I dodici stati CEE firmano il Trattato di Maastricht, che istituisce l’Unione europea.

01/11/1993 Entra in vigore il Trattato di Maastricht, che istituisce l’Unione europea.

01/01/1995 Austria, Finlandia e Svezia aderiscono all’Unione europea.

26/03/1995 In Francia, Benelux, Germania, Spagna e Portogallo entrano in vigore gli accordi di Schengen.

22/07/1997 La Dichiarazione sull’UEO istituisce una cooperazione rafforzata fra UE e UEO.

02/10/1997 I quindici stati membri dell’Unione firmano il Trattato di Amsterdam.

26/10/1997 Gli accordi di Schengen entrano in vigore anche per l’Italia.

01/11/1997 Gli accordi di Schengen entrano in vigore anche per l’Austria.

01/01/1999 Entra in vigore l’euro.

01/05/1999 Entra in vigore il Trattato di Amsterdam.

01/01/2000 Gli accordi di Schengen entrano in vigore anche per la Grecia.

25/03/2000 Gli accordi di Schengen entrano in vigore anche per Danimarca, Finlandia, Islanda, Norvegia e Svezia.

19/04/2000 Regno Unito e Spagna firmano un accordo che estende la cittadinanza dell’Unione a Gibilterra, che diventa il primo territorio esterno del Regno Unito a entrare nei confini dell’UE.

11/12/2000 I quindici stati membri firmano il Trattato di Nizza.

15/12/2001 I quindici paesi dell’UE adottano la Dichiarazione di Laeken che prevede la creazione della Convenzione europea.

01/01/2002 L’euro diviene la valuta corrente di dodici paesi dell’Unione e anche di San Marino, Vaticano e Monaco, oltre che de facto nei territori del Montenegro e del Kosovo (all’epoca entrambi parte della confederazione di Serbia e Montenegro) e in Andorra.

01/01/2003 L’Unione succede all’ONU, in Bosnia ed Erzegovina, alla guida del contingente di pacificazione della regione.

01/02/2003 Entra in vigore il Trattato di Nizza.

01/05/2004 Cipro, Estonia, Lettonia, Lituania, Malta, Polonia, Repubblica Ceca, Slovacchia, Slovenia e Ungheria aderiscono all’UE.

29/10/2004 Viene firmato a Roma il trattato che adotta una costituzione per l’Europa.

01/01/2007 Bulgaria e Romania aderiscono all’UE. La Slovenia adotta l’euro.

25/03/2007 L’UE compie 50 anni: in un vertice informale viene adottata la Dichiarazione di Berlino per cercare di sbloccare l’impasse costituzionale.

23/06/2007 Il Consiglio europeo trova l’accordo sul Trattato di riforma che sostituirà la Costituzione europea.

13/12/2007 I capi di stato e di governo firmano il trattato di Lisbona.

21/12/2007 Gli accordi di Schengen entrano in vigore anche per l’Estonia, la Lettonia, la Lituania, Malta, la Polonia, la Repubblica Ceca, la Slovacchia, la Slovenia e l’Ungheria.

01/01/2008 Cipro e Malta adottano l’euro, portando la zona euro a quindici membri.

01/01/2009 La Slovacchia adotta l’euro, portando la zona euro a sedici membri.

01/12/2009 Entra in vigore il Trattato di Lisbona.

01/01/2011 L’Estonia adotta l’euro, portando la zona euro a diciassette membri.

31/03/2011 Mayotte passa da collettività d’oltremare a dipartimento d’oltremare francese, diventando ufficialmente territorio dell’Unione Europea.

01/04/2012 Il diritto d’iniziativa dei cittadini europei consente a un milione di cittadini europei di prendere direttamente parte all’elaborazione delle politiche dell’UE, invitando la Commissione europea a presentare una proposta legislativa.

01/07/2013 La Commissione europea raccomanda tale data per l’adesione all’Unione della Croazia[19].

Geografia

Gli Stati dell’Unione europea coprono una superficie di 4 326 253 km² facendone la settima entità mondiale per estensione. Il monte Bianco con i suoi 4 810 metri d’altezza è il punto più alto dell’Unione, mentre la zona più bassa è il Zuidplaspolder nei Paesi Bassi, 7 metri sotto il livello del mare. L’estensione costiera dell’Unione è la seconda al Mondo, dopo il Canada, con quasi 66 mila chilometri di lunghezza. L’Unione europea confina con 19 entità indipendenti condividendo con questi 12 441 chilometri di frontiere esterne.

Stati membri

Al 2012 l’Unione europea conta 27 Stati membri: Austria, Belgio, Bulgaria, Cipro, Danimarca, Estonia, Finlandia, Francia, Germania, Grecia, Irlanda, Italia, Lettonia, Lituania, Lussemburgo, Malta, Paesi Bassi, Polonia, Portogallo, Regno Unito, Repubblica Ceca, Romania, Slovacchia, Slovenia, Spagna, Svezia e Ungheria. L’Unione è cresciuta da un nucleo di sei Paesi fondatori dell’allora Comunità economica europea (segnati in grassetto) e si è espansa includendo progressivamente la maggioranza degli Stati sovrani europei fino ad arrivare all’attuale configurazione. Il 1º luglio 2013 con l’ingresso della Croazia i membri diventeranno 28.

Solo in due occasioni vi sono state grandi variazioni territoriali dell’Unione europea senza che ciò corrispondesse all’adesione di nuovo Stato all’Unione:

  • nel 1985 la Groenlandia, regione autonoma della Danimarca, decide tramite referendum di uscire dalla Comunità economica europea, pur rimanendo parte del Regno Unito di Danimarca;
  • nel 1990 con la riunificazione tedesca la Germania est entra a far parte della Comunità economica europea, come parte dello stato federale della Germania, già membro dal 1958.

Allargamento

Per l’incorporazione di uno stato terzo all’Unione, questo deve rispettare una serie di condizioni economiche e politiche conosciute come criteri di Copenhagen. Nello specifico, i paesi candidati, oltre a dover essere situati geograficamente in Europa, debbono presentare:

  • istituzioni stabili che garantiscano la democrazia, lo stato di diritto, i diritti umani e il rispetto delle minoranze;
  • un’economia di mercato funzionante e la capacità di fronteggiare la competizione e le forze del mercato all’interno dell’Unione;
  • la capacità di sostenere gli obblighi derivanti dall’adesione, inclusi l’adesione all’unione politica, economica e monetaria.

Stati candidati

I seguenti Stati hanno presentato e ottenuto l’approvazione della domanda di adesione all’Unione europea, in grassetto gli stati con i quali è in corso il negoziato di adesione:

  •  Turchia candidata dal 12 dicembre 1999;
  •  Repubblica di Macedonia candidata dall’11 dicembre 2005;
  •  Islanda candidata dal 17 giugno 2010;
  •  Montenegro candidato dal 17 dicembre 2010;
  •  Serbia candidata dal 1º marzo 2012.

Possibili candidati

I seguenti Stati, rispettando i criteri di Copenaghen, possono aspirare un giorno a diventare membri dell’Unione europea:

Paesi che hanno rifiutato l’adesione tramite referendum

  •  Svizzera, gode di parte del diritto comunitario tramite accordi bilaterali;
  •  Norvegia, fa comunque parte dello spazio Schengen tramite l’Unione nordica dei passaporti e del mercato comune tramite l’AELS;

Paesi che celebreranno un referendum per l’adesione

  •  San Marino, gode di parte del diritto comunitario, dell’unione doganale, della moneta unica.

Paesi balcanici

  •  Albania, ha firmato l’accordo di Stabilizzazione ed Associazione nel 2009;
  •  Bosnia ed Erzegovina;
  • Kosovo;

Paesi caucasici

  •  Armenia;
  •  Azerbaigian;
  •  Georgia;

Paesi membri del CSI

  •  Bielorussia;
  •  Moldavia;
  •  Ucraina.

I microstati europei per la loro natura peculiare che ne giustifica l’esistenza, non rispettano i criteri di Copenaghen e con ogni probabilità mai faranno parte dell’Unione europea.

Maggiori città

I primi dieci comuni dell’Unione Europea sono i seguenti:

Città Stato Popolazione Anno
Londra  Regno Unito 7 556 900[20] 2011
Berlino  Germania 3 442 675[21] 2009
Madrid  Spagna 3 273 049[22] 2009
Roma  Italia 2 761 477[23] 2010
Parigi  Francia 2 233 818[24] 2008
Bucarest  Romania 1 944 367[25] 2009
Amburgo  Germania 1 786 278[26] 2011
Budapest  Ungheria 1 721 556[27] 2009
Varsavia  Polonia 1 720 398[28] 2010
Vienna  Austria 1 714 142[29] 2010

Istituzioni, organismi e agenzie decentrate

Le attività dell’Unione europea sono regolate da un certo numero di istituzioni e organismi, supportati da numerose agenzie decentrate. Tali organi espletano i compiti assegnati loro dai vari trattati. La leadership politica dell’Unione è esercitata dal Consiglio europeo, che si occupa anche di compiere un’opera di mediazione nei casi in cui vi siano dispute su alcune politiche da adottare.

Istituzioni

L’Unione europea si articola intorno alle istituzioni inizialmente previste nell’ambito delle Comunità europee e dei suoi organi specifici.

Riorganizzate dal Trattato di Lisbona, le Istituzioni sono attualmente sette:

  • la Commissione europea, rappresenta gli interessi generali dell’UE, è formata da un Commissario per Stato membro, con sede a Bruxelles. Dura in carica cinque anni, compreso il Presidente: i componenti sono nominati dal Consiglio europeo ma devono avere l’approvazione del Parlamento europeo;
  • il Parlamento europeo, composto dai rappresentanti dei cittadini degli stati membri eletti a suffragio universale diretto (prima dell’entrata in vigore del trattato di Lisbona si faceva riferimento ai popoli dell’unione) da tutti i cittadini dell’Unione ogni cinque anni, compreso il Presidente che per prassi rimane in carica due anni e mezzo; ai sensi del Trattato ha sede a Strasburgo, città della Francia, ma svolge i suoi lavori anche a Bruxelles (dove si trova un altro emiciclo) e a Lussemburgo (sede del segretariato). Ogni singolo stato stabilisce in autonomia le modalità di svolgimento delle elezioni e il metodo di ripartizione dei seggi;
  • il Consiglio dell’Unione europea (o “Consiglio dei Ministri”), formato da un rappresentante di ciascuno stato membro a livello ministeriale che si occupa della stessa materia a livello statale (ad esempio al Consiglio dei ministri convocato per urgenza economica parteciperanno tutti i ministri dell’economia, ambientale quelli dell’ambiente ecc.), con sede a Bruxelles. La presidenza è assegnata a uno stato membro e ruota ogni 6 mesi;
  • il Consiglio europeo comprende un rappresentante per ogni stato: il Capo di Stato (se si tratta di repubbliche semipresidenziali o presidenziali) o quello di Governo (se si tratta di monarchie o repubbliche parlamentari). I capi di stato e di governo sono assistiti dai ministri degli esteri e da un membro della Commissione, con sede a Bruxelles. Il Presidente, nominato dal Consiglio europeo, dura in carica due anni e mezzo;
  • la Corte di giustizia dell’Unione europea, che vigila sull’applicazione del diritto comunitario, con sede a Lussemburgo;
  • la Corte dei conti europea, che verifica il finanziamento delle attività dell’UE, con sede a Lussemburgo;
  • La Banca centrale europea, che è responsabile per la politica monetaria europea, con sede a Francoforte sul Meno.

Organismi consultivi

  • Il Comitato economico e sociale europeo, che rappresenta la società civile e le due componenti dell’industria.
  • Il Comitato delle regioni, che rappresenta le autorità regionali e locali.

Organismi finanziari

  • La Banca europea degli investimenti, che finanzia i progetti di investimento dell’UE, con sede in Lussemburgo.
  • La Banca europea per la ricostruzione e lo sviluppo, che finanzia o co-finanzia gli investimenti che favoriscono la transizione verso un’economia di mercato nei paesi dell’Europa centrale, orientale ed ex-URSS.
  • Il Fondo europeo per gli investimenti, che fornisce garanzie e capitale di rischio per aiutare le piccole e medie imprese, con sede in Lussemburgo.

Organismi inter-istituzionali

  • Il Servizio europeo per l’azione esterna, creato dal Trattato di Lisbona per governare la politica estera e le sedi estere dell’Unione.
  • L’Eurostat, l’ufficio che cura le statistiche ufficiali dell’Unione europea.
  • L’Ufficio delle pubblicazioni dell’Unione europea, che pubblica, stampa e distribuisce informazioni sull’Unione e sulle sue attività.
  • L’Ufficio europeo per la selezione del personale (EPSO, European Personnel Selection Office), che assume il personale per le istituzioni dell’UE e gli altri organismi.
  • La Scuola europea di amministrazione (EAS, European Administrative School), il centro di istruzione per il personale di tutte le istituzioni europee.

Altri organismi

  • Il Mediatore europeo, che difende i cittadini e le organizzazioni dell’UE dalla cattiva amministrazione, con sede a Strasburgo – Francia;
  • Il Garante europeo della protezione dei dati, che assicura che le istituzioni e gli organi dell’UE, nel trattamento dei dati personali, rispettino il diritto alla privacy dei cittadini dell’Unione, con sede a Bruxelles – Belgio.

Agenzie decentrate

Nel tempo sono state create diverse agenzie che svolgono compiti tecnici, scientifici o di gestione. Tra queste si possono citare:

  • Alcune agenzie tra cui l’Agenzia europea dell’ambiente, l’Agenzia europea delle sostanze chimiche, l’Agenzia europea per i medicinali, l’Agenzia europea per la sicurezza aerea, l’Agenzia europea per la sicurezza delle reti e dell’informazione, l’Agenzia europea per la sicurezza e la salute sul lavoro, l’Agenzia europea per la sicurezza marittima, l’Agenzia ferroviaria europea, l’Autorità europea per la sicurezza alimentare che lavorano in ambito comunitario (ex “primo pilastro” dell’Unione europea)
  • L’Agenzia europea per la difesa, l’Istituto dell’Unione europea per gli studi sulla sicurezza e il Centro satellitare dell’Unione europea, che svolgono compiti specifici connessi alla politica estera e di sicurezza comune (ex “secondo pilastro” dell’Unione europea).
  • Europol, Eurojust e Cepol, che aiutano a coordinare le politiche e la cooperazione giudiziaria in materia penale (ex “terzo pilastro” dell’Unione europea).
  • Una serie di agenzie e organismi che derivano dal trattato Euratom.
  • Esistono inoltre alcune agenzie esecutive, istituite per svolgere determinati compiti relativi alla gestione di uno o più programmi comunitari.

Economia

Considerazioni generali

Il PIL procapite (a parità di potere d’acquisto) nell’Unione, secondo i dati dell’FMI per il 2010. I valori sono espressi in dollari.

Se considerata nel suo insieme, l’Unione europea possiede l’economia più grande al mondo, con un prodotto interno lordo complessivo nel 2008 stimato in 12 504 miliardi di euro. L’economia europea è, peraltro, in una fase di espansione accelerata, principalmente per via della presenza di Stati di recente ingresso caratterizzati da economie meno avanzate, i quali presentano pertanto un notevole potenziale di sviluppo.

Tra le diverse nazioni, in particolare risultano essere trainanti quattro regioni dell’Europa, che per tal motivo vengono definite i Quattro Motori economici: Baden-Württemberg, Catalogna, Rodano-Alpi e Lombardia.

Secondo l’ambiziosa strategia di Lisbona, l’Unione europea si era prefissa l’obiettivo di diventare «l’economia più dinamica e competitiva al mondo» entro il 2010.

Segue un prospetto sintetico che mostra la situazione economica dei ventisette Stati dell’Unione, degli Stati in fase di negoziazione per l’accesso e dei rimanenti Stati europei (compresa la Federazione Russa e fatta eccezione per il Kosovo, per il quale non sono ancora disponibili dati macroeconomici completi a causa della recente indipendenza dalla Serbia).

Gli Stati sono ordinati a seconda del prodotto interno lordo (PIL) pro capite, che può essere usato come indice del grado di benessere in una data nazione.

Dati macroeconomici Negli Stati membri

Nazione PIL 2011
(milioni di $)
PIL 2011
pro-capite
($)
PIL 2011
pro-capite
(in % di EU-27)
Infl.
(2011)
Disoc.
(2011)
Crescita del PIL
(media 2000-10)
Crescita del PIL
(prev. 2011-13)
 Lussemburgo 41.221 80.119 274 +3,7% 4,8% +3,3% +1,6%
 Paesi Bassi 704.034 42.183 131 +2,5% 4,4% +1,6% +1,1%
 Austria 352.015 41.822 129 +3,6% 4,2% +1,8% +1,9%
 Irlanda 181.595 39.639 127 +1,2% 14,4% +3,1% +1,5%
 Svezia 381.719 40.393 126 +1,4% 7,5% +2,3% +2,5%
 Danimarca 206.586 37.152 125 +2,7% 7,6% +0,9% +1,4%
 Germania 3.099.080 37.897 120 +2,5% 5,9% +1,2% +1,8%
 Belgio 413.281 37.737 118 +3,5% 7,2% +1,6% +1,5%
 Finlandia 195.723 36.236 116 +3,3% 7,8% +2,2% +2,1%
 Regno Unito 2.260.803 36.090 108 +4,5% 8,0% +2,0% +0,9%
 Francia 2.217.900 35.156 107 +2,3% 9,7% +1,4% +1,2%
 Italia 1.846.950 30.464 101 +2,9% 8,4% +0,7% +0,4%
 Spagna 1.413.468 30.626 99 +3,1% 21,7% +2,4% +0,9%
 Cipro 23.728 29.074 92 +3,5% 7,8% +3,0% +0,7%
 Slovenia 57.892 28.642 84 +2,1% 8,2% +2,9% +1,2%
 Malta 10.757 25.428 83 +2,4% 6,4% +1,6% +1,8%
 Grecia 294.339 26.294 82 +3,1% 17,7% +2,3% −2,5%
 Repubblica Ceca 284.952 27.062 80 +2,1% 6,7% +3,5% +1,4%
 Portogallo 248.981 23.361 77 +3,6% 12,9% +1,0% −1,3%
 Slovacchia 126.916 23.304 73 +4,1% 13,5% +4,6% +2,3%
 Estonia 27.313 20.380 67 +5,1% 12,5% +4,7% +5,1%
 Ungheria 195.640 19.591 66 +3,9% 10,9% +2,2% +1,1%
 Polonia 771.658 20.334 65 +3,9% 9,7% +3,9% +3,1%
 Lituania 61.605 18.856 62 +4,1% 15,4% +5,3% +4,4%
 Lettonia 34.921 15.662 58 +4,2% 15,4% +4,2% +3,7%
 Romania 267.151 12.476 49 +5,8% 7,4% +4,0% +2,4%
 Bulgaria 101.036 13.597 45 +3,4% 11,2% +4,3% +2,5%
Zona euro 11.255.193 108 +2,7% 10,2% +1,4% +1,1%
Unione europea 15.861.264 100 +3,1% 9,7% +1,6% +1,2%

Negli Stati che aderiranno dal 2013

Nazione[3] PIL 2011[32]
(milioni di $)
PIL 2011 pro-capite[32]
($)
% di EU-27 (PPA)
(2011)[33]
Inflazione
(2011)[37]
Disoccupazione
(2011)[35]
 Croazia 80.334 18.192 61 +2,2% 13,2%

Negli Stati candidati all’adesione

Nazione[3] PIL 2011[32]
(milioni di $)
PIL 2011 pro-capite[32]
($)
% di EU-27 (PPA)
(2011)[33]
Inflazione
(2011)[38]
Disoccupazione
(2011)[38][39]
 Islanda 12.409 38.061 110 +4,2% 7,1%
 Montenegro 7.157 11.545 43 +3,1% 19,5%
 Turchia 1.073.565 14.517 52 +6,0% 10,6%
 Repubblica di Macedonia 21.345 10.367 36 +4,4% 32,2%
 Serbia 78.869 10.642 35 +11,3% 20,5%

Negli Stati potenziali candidati

Nazione[3] PIL 2011[32]
(milioni di $)
PIL 2011 pro-capite[32]
($)
Inflazione
(2011)[38]
Disoccupazione
(2011)[38][39]
 Bosnia ed Erzegovina 31.638 8.133 +4,0% 27,6%
 Albania 24.910 7.741 +3,9% 11,5%
Kosovo[40] 12.859 n.d. +8,3% 45,3%

Negli altri Stati europei

Nazione[41] PIL 2011[32]
(milioni di $)
PIL 2011 pro-capite[32]
($)
Inflazione
(2011)[38]
Disoccupazione
(2011)[38]
 Norvegia 265.911 53.471 +1,7% 3,6%
 Svizzera 339.890 43.370 +0,7% 3,5%
 Russia 2.383.402 16.736 +8,9% 7,3%
 Bielorussia 141.771 15.028 +41,0% 0,7%
 Ucraina 329.497 7.223 +9,3% 7,8%
 Moldavia 11.998 3.373 +7,9% 7,3%

Nel prospetto qui sopra è compresa la Russia (Stato geograficamente solo parzialmente europeo), ma sono esclusi Andorra, Città del Vaticano, San Marino, Monaco e Liechtenstein in quanto non sono considerati dagli studi della Banca Mondiale.

Bilancio dell’Unione

L’Unione europea dispone di un bilancio proprio finanziato da:

  • Una parte dell’Imposta sul valore aggiunto comunitaria
  • I contributi nazionali secondo il Reddito nazionale lordo di ogni stato
  • I dazi doganali

Tali risorse costituiscono oltre il 98% delle entrate dell’Unione per un budget di circa 142 miliardi di euro, approssivativamente l’1% del Prodotto interno lordo comunitario.

Le principali voci di spesa sono:

  • La politica agricola comune tramite gli aiuti agricoli diretti (30%) e il fondo per lo sviluppo rurale (11%);
  • Le politiche di coesione, di competitività e occupazionali (46%).

Le altre voci di spesa sono legate alla politica estera dell’Unione e all’amministrazione.

Politica agricola comune

La politica agricola comune (PAC) rappresenta una delle più “anziane” e importanti politiche dell’UE. Le motivazioni profonde della centralità di questa politica sono strettamente collegate con la poca competitività del settore agricolo europeo[43]. Essa è un sistema di finanziamenti destinati alle attività di coltivazione all’interno dell’Unione; il suo scopo principale è quello di mantenere livelli adeguati di produzione agricola concedendo sussidi alle aziende e ai lavoratori direttamente impiegati nel settore.

Furono introdotti sussidi e incentivi alla produzione agricola, per aumentarne la quantità e per rendere più stabili i prezzi, a beneficio degli agricoltori. In seguito si sono aggiunti gli obbiettivi di garantire la sicurezza dei prodotti alimentari e il rispetto dell’ambiente rurale.

Una delle misure della politica agricola perseguita in quegli anni consistette nella fissazione di livelli minimi di prezzo per i prodotti agricoli, che generano enormi eccedenze. La procedura usuale dell’Unione europea era pagare gli esportatori perché potessero vendere tali prodotti all’estero.

L’opinione pubblica ha dimostrato chiaramente di rifiutare di finanziare senza limite i surplus, ma tale politica venne presa di mira non tanto dai paesi del terzo mondo esportatori di derrate agricole quanto dai paesi ricchi, in primo luogo gli Stati Uniti, che pretendevano di esportare nel ricco mercato europeo.

Negli ultimi anni gli organi dell’Unione hanno radicalmente cambiato la politica tradizionale. I nuovi regolamenti hanno drasticamente ridotto gli stimoli a produrre. Il risultato di tale inversione di rotta, proprio nel momento in cui gli Stati Uniti stanno dirottando verso usi non alimentari, ma energetici, le loro eccedenze agricole è stato criticato da chi paventa un acuirsi del problema dell’approvvigionamento di cibo. Questo mentre l’Asia sta mutando radicalmente dieta, e non avendo spazi sufficienti per produrre cereali per l’allevamento li dovrà acquistare. Avere abbandonato la politica della sicurezza potrebbe provocare conseguenze negative per paesi come l’Italia, con una produzione che copre ormai solo una frazione dei cereali consumati e dei panelli proteici per l’allevamento.

La PAC, anche nella versione attuale, è stata peraltro accusata di distribuire fondi in maniera poco equilibrata, favorendo le aziende agricole più grandi e sostenendo la diffusione di metodi di coltivazione invasivi.

La politica agricola è una dei primi accordi comuni europei. Si concentra soprattutto sul settore dei cereali, su quello ortofrutticolo, su quello vinicolo, sul settore delle carni bovine e su quello lattiero-caseario. Oggi, assorbe poco meno della metà delle intere risorse dell’Unione (ossia circa 56 miliardi di euro); questo dato è in diminuzione, se si pensa che nel 1980 la PAC ne assorbiva circa il 70%.

Fondi strutturali

I fondi strutturali dell’Unione, per il settennio 2006-2013, vengono ripartiti secondo tre obiettivi:

  • Convergenza, finanziato dal Fondo europeo di sviluppo regionale (FESR), dal Fondo sociale europeo (FSE) e dal Fondo di coesione (FC).
  • Competitività regionale e occupazione, finanziato dal FESR e dal FSE.
  • Cooperazione territoriale europea, evoluzione del progetto Interreg, finanziata anch’essa dal FESR.

Fondo europeo di sviluppo regionale 2007-2013

Allo scopo di appianare le disomogeneità presenti nel tessuto economico e sociale delle diverse regioni del continente, l’Unione promuove la crescita delle aree meno sviluppate attraverso l’erogazione di ingenti fondi riservati al finanziamento degli investimenti nelle seguenti aree:

  • la creazione di nuovi posti di lavoro;
  • l’investimento nelle infrastrutture, per favorire lo sviluppo e la creazione di posti di lavoro (nelle aree coperte dall'”Obiettivo 1″) e, in generale, per diversificare e rivitalizzare le attività economiche locali;
  • il supporto alle piccole e medie imprese locali, ad esempio favorendo il trasferimento delle tecnologie e promuovendo strumenti finanziari idonei al sostentamento delle aziende, anche tramite aiuti economici diretti;
  • l’investimento nel campo dell’educazione e della sanità (nelle aree coperte dall'”Obiettivo 1″);
  • lo sviluppo dell’ambiente produttivo, la promozione della ricerca di nuove tecnologie, lo sviluppo della società dell’informazione, la tutela dell’ambiente, le pari opportunità nell’accesso al lavoro e la cooperazione interregionale e transnazionale.

Complessivamente, i fondi europei per lo sviluppo regionale contribuiscono al sostentamento di aree economicamente e socialmente meno sviluppate, segnatamente negli stati membri di recente ingresso.

Simboli dell’Unione europea

La bandiera

La storia della bandiera europea ebbe inizio nel 1955. All’epoca, l’Unione europea esisteva solo sotto forma di Comunità europea del carbone e dell’acciaio, con solo sei Stati membri. Diversi anni prima era stato tuttavia istituito un organismo separato con un numero maggiore di partecipanti – il Consiglio d’Europa – impegnato nella difesa dei diritti umani e nella promozione della cultura europea. Il Consiglio d’Europa stava valutando all’epoca quale simbolo adottare. Dopo varie discussioni, venne adottato l’attuale disegno: un cerchio di dodici stelle dorate in campo blu. In varie tradizioni, il dodici è un numero simbolico che rappresentata la completezza. Si tratta inoltre ovviamente del numero dei mesi dell’anno e delle ore indicate sul quadrante dell’orologio. Il cerchio è tra l’altro un simbolo di unità. Il Consiglio d’Europa incoraggiò in seguito le altre istituzioni europee ad adottare la medesima bandiera e nel 1983 il Parlamento europeo accolse l’invito. Nel 1985 la bandiera venne infine adottata da tutti i capi di Stato e di governo dell’UE come emblema ufficiale dell’Unione europea, denominata all’epoca Comunità europea. Tutte le istituzioni europee utilizzano la bandiera dall’inizio del 1986. La bandiera europea è l’unico emblema della Commissione europea, l’organo esecutivo dell’UE. Le altre istituzioni e organi dell’UE hanno un proprio emblema oltre alla bandiera europea.

A differenza di quanto avviene per il vessilli di altri Stati federali o Confederazioni, quale gli Stati Uniti d’America, le stelle presenti sulla bandiera dell’Unione mai hanno voluto indicare il numero degli Stati membri. Esso venne creato nel 1955, quando ancora non esisteva la Comunità europea, in seno al Consiglio d’Europa cui appartenevano già 14 Nazioni europee e venne adottato dal Consiglio europeo quale vessillo ufficiale della Comunità europea nel 1985 quando gli Stati membri erano 10.

Progetto Erasmus

Il progetto Erasmus, nato nel 1987, permette agli studenti universitari europei di svolgere un periodo di studio legalmente riconosciuto dalla propria università all’interno di un qualsiasi altro ateneo situato all’interno dell’Unione.

Il progetto fu creato per educare le future generazioni di cittadini all’idea di appartenenza europea; dalla sua creazione si è giunti a mobilitare all’interno della comunità europea oltre un milione di studenti. Attualmente 2199 istituzioni universitarie dei 31 paesi che aderiscono al programma Socrates partecipano al progetto Erasmus.

Per molti studenti universitari europei il programma Erasmus offre l’occasione per vivere all’estero in maniera indipendente per la prima volta. Per questa ragione è diventato una sorta di fenomeno culturale ed è molto popolare fra gli studenti universitari europei. Il programma non incoraggia solamente l’apprendimento e la comprensione della cultura ospitante, ma anche un senso di comunità tra gli studenti appartenenti a paesi diversi. L’esperienza dell’Erasmus è considerata non solo un momento universitario ma anche un’occasione per imparare a convivere con culture diverse.

Diritti umani e democrazia

L’Unione europea ha da sempre assunto il principio dello stato di diritto e la promozione dei diritti umani come propri valori fondanti (basti pensare che requisito fondamentale per farne parte è l’abolizione della pena di morte); essa difende attivamente tali diritti sia all’interno dei suoi confini sia nelle proprie relazioni estere, ponendo talvolta precisi requisiti per la concessione di accordi commerciali o di altro genere. La protezione garantita dall’Unione europea ai suoi cittadini è avanzatissima: in molti casi essa sopravanza le garanzie prescritte dalla Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo e dalla Corte suprema degli Stati Uniti d’America.

Per quanto riguarda la situazione interna, l’Unione europea ha promosso l’armonizzazione delle legislazioni nazionali in materia di asilo politico per i rifugiati, e si propone di combattere il razzismo e la xenofobia attraverso il sostegno a una rete di organizzazioni non governative e una specifica Agenzia. Nonostante la complessità e la criticità della governance per l’estrema frammentazione negli stati membri, questi sforzi hanno conferito all’Unione europea, in materia di diritti umani, la legislazione con la maggiore uniformità.

Dal punto di vista delle relazioni internazionali, dal 1992 l’Unione ha introdotto nei propri accordi commerciali o di cooperazione con paesi terzi una clausola che indica il rispetto dei diritti umani come elemento essenziale del rapporto bilaterale (p. es. nella convenzione di Cotonou, che lega la UE a 78 paesi in via di sviluppo ai quali si richiedono precisi impegni nel campo del rispetto dei diritti umani). I principali obiettivi della politica estera europea sono dichiaratamente il progresso e la pacificazione internazionale, ritenuti possibili solo nell’ambito di una struttura democratica.

Per quanto riguarda la libertà di stampa, quasi tutti i paesi che compongono l’Unione Europea sono classificati, dall’ONG Freedom House, come “liberi”: Fanno eccezione, al 2010, tre paesi, Bulgaria, Italia e Romania, classificati invece come “parzialmente liberi”.

Critiche e punti deboli

Barriere linguistiche

L’Unione europea contempla 23 lingue ufficiali, lingue parlate in almeno uno degli stati membri (anche se solo l’inglese, il francese e in parte minore il tedesco sono usate come lingue di lavoro all’interno della Commissione europea).

Il Parlamento europeo conta circa quattromila interpreti, per un costo stimato in quasi un miliardo di euro all’anno; mediamente un singolo documento può richiedere fino a una settimana per essere tradotto in tutte le lingue dell’Unione, spesso per la necessità di passare attraverso lingue intermedie, data la mancanza di interpreti in grado di tradurre direttamente da una lingua all’altra (le possibili combinazioni delle lingue ufficiali dell’unione, prese a due a due, sono infatti 253). Oltre al dispendio di risorse umane ed economiche, il lavoro di traduzione può compromettere la chiarezza dei documenti o addirittura portare alla perdita di informazioni e a divergenze fra versioni in lingue diverse del medesimo documento.

In passato, il commissario europeo Neil Kinnock ha proposto di rendere la lingua inglese l’unica lingua di lavoro dell’Unione; questo non comprometterebbe il principio secondo cui tutte le leggi approvate in via definitiva debbono essere tradotte nelle ventitré lingue ufficiali, e modificherebbe solamente il funzionamento interno delle istituzioni europee.

Un’altra proposta è stata quella di introdurre l’esperanto come lingua di lavoro unica per l’intera Unione, per ovviare alla fondamentale necessità di evitare favoritismi verso gli Stati anglofoni nelle trattative e nei dibattiti politici.

Sempre per non incorrere in questa obiezione, circola fin dagli anni settanta, soprattutto nei paesi nordici, anche la proposta di adottare come lingua ufficiale europea il latino, considerando che, di fatto, è stata l’unica lingua comune nella storia del continente e che, in massima parte, le lingue europee derivano o hanno radici profonde in questa lingua.

Rappresentanza democratica

Secondo alcuni critici, le strutture istituzionali dell’Unione europea non garantiscono un’adeguata rappresentanza democratica ai suoi cittadini; le principali funzioni sono infatti attribuite al Consiglio dell’Unione europea e non al Parlamento europeo, che è investito di poteri relativamente più limitati. I lavori dell’Europarlamento sono inoltre scarsamente coperti dai mezzi di comunicazione della maggior parte degli stati membri, e di conseguenza l’opinione pubblica non è generalmente a conoscenza del funzionamento e delle decisioni dell’istituzione.

Materie religiose

Alcuni espertidi diritto ecclesiastico e di rapporti tra istituzioni e religioni criticano la politica dell’Unione europea in materia di affari religiosi, che si limita a ricalcare gli orientamenti internazionali nel garantire la libertà di culto e a delegare gli Stati nelle varie discipline. Nonostante la pressione di varie confessioni, soprattutto la Chiesa cattolica, le religioni vengono anzi equiparate anche a teorie e associazioni filosofiche e ateistiche. Ne risultano situazioni anomale come le dispense in Grecia al Monte Athos, che viola alcuni dei principali principi comunitari come la libera circolazione dei cittadini europei o l’equiparazione tra uomini e donne.[51]

Politica estera

Politiche di vicinato

  • La collaborazione euromediterranea, o Processo di Barcellona, è stata varata con la conferenza di Barcellona del 27-28 novembre 1995. Vi parteciparono i ministri degli Esteri degli allora 15 stati membri e dodici paesi dell’Africa Mediterranea e del Vicino Oriente: Algeria, Cipro, Egitto, Giordania, Israele, Libano, Malta, Marocco, Siria, Tunisia, Turchia e l’Autorità Nazionale Palestinese. La Libia era presente come paese osservatore. Attualmente, dopo l’allargamento del 2004 e quello del 2007, la collaborazione coinvolge i Ventisette e dieci paesi della sponda sud del Mediterraneo. Gli obiettivi dell’accordo sono tre: rafforzare le relazioni in materia politica e di sicurezza, creare una collaborazione economica e finanziaria, e potenziare la cooperazione nei settori sociale, culturale e umano.

Bibliografia

  • Eric Cò, Unione Europea. Mito o realtà?, Italian University Press, Genova 2010
  • Nicoletta Di Sotto, Dalla periferia all’Europa. I partiti etnoregionalisti e l’Unione europea, 2009, Rubbettino Editore, Soveria Mannelli (CZ)
  • Timothy Garton Ash, Storia del presente. Dalla caduta del muro alle guerre dei Balcani, Mondadori, Milano 2001
  • Bino Olivi, L’Europa difficile. Storia politica dell’integrazione europea, Il Mulino, Bologna 2001
Unione europea – Trattati, Istituzioni, storia dell’integrazione europea
1951-52 1957-58 1965-67 1986-87 1992-93 1997-99 2001-03 2007-09
Comunità europea del carbone e dell’acciaio (CECA)
Comunità europea dell’energia atomica (CEEA o Euratom)
Comunità economica europea (CEE) Comunità europea (CE)
Comunità europee: CECA, CEEA, CEE Giustizia e
affari interni (GAI)
Cooperazione giudiziaria e di polizia in materia penale (GAI)
Politica estera e di
sicurezza comune (PESC)
U N I O N E   E U R O P E A   (U E)
Trattato di
Parigi
Trattati di
Roma
Trattato di
fusione
Atto unico
europeo
Trattato di
Maastricht
Trattato di
Amsterdam
Trattato di
Nizza
Trattato di
Lisbona

Fonte: Wikipedia



Categorie:A04- Storia e diritto dell'Unione Europea, E03- Storia Contemporanea - Contemporary History

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