Antonio De Lisa- Woodstock 1969

Antonio De Lisa- Woodstock 1969

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«Tutto nella mia vita e in quella di tanti della mia generazione è rimasto attaccato a quel treno», ha detto Richie Havens, il chitarrista che il 15 agosto del 1969, con la sua «Freedom», inaugurò Woodstock, un’adunata rock senza precedenti per l’America: un concerto lungo tre giorni sotto una pioggia battente davanti a quasi mezzo milioni di giovani che uscirono trasformati da quell’esperienza. Il malessere di una generazione sbattè dunque contro il rassicurante immobilismo della campagna americana – nell’area della fattoria dell’allevatore Max Yasgur-  individualista e ordinata, che sembrò uscirne sconvolta. Un treno di desideri evaporati e speranze infrante che ha perso quasi tutti i suoi pezzi per strada. Eppure per molti ragazzi della generazione del «baby boom» lo spirito della «Woodstock Nation» non è mai morto. Il festival di Woodstock si svolse a Bethel, una piccola città rurale nello stato di New York, dal 15 agosto al 18 agosto del 1969, all’apice della diffusione della cultura hippy, che voleva riunire con 3 Days Of Peace And Music.

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Era l’alba della «Age of Aquarius». Tutto iniziò con un annuncio sul New Jork Time e con 186mila biglietti venduti nella prevendita, il rifiuto della prima località, Mills Industrial Park, per proteste della popolazione locale e con la scelta riuscita dell’ingegnere del suono, Bill Hanley di piazzare 16 gruppi di altoparlanti su una struttura a torre metallica alta 70 piedi ( 21 metri).  La consapevolezza di sé del popolo di Woodstock portò alla «istituzionalizzazione» della controcultura del tempo. «Lì lo “hippismo” raggiunse il suo apice, ma divenne anche vulnerabile alle imitazioni e alle trivializzazioni che trasformarono lo spirito ribelle di una generazione in puro dato stilistico» ha scritto Jon Pareles, un celebre critico che nel ’69 a Woodstock c’era. Anche il sogno della non violenza svanì presto. Poche settimane dopo ad Altamont un concerto dei Rolling Stones finì in tragedia, con disordini gravissimi e gli Hell’s Angels, assunti come servizio d’ordine, che picchiarono senza pietà gli spettatori più esagitati e ne uccisero uno a pugnalate.

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Intanto la controcultura hippy era esplosa come una bomba in quel vecchio mondo, ma all’inizio rimase un fenomeno velleitario, frammentato. Fino a quando, proprio dopo Woodstock, un’intera generazione si convinse che, se quasi mezzo milione di ragazzi sbandati erano riusciti a gestire un evento così complesso senza incidenti (a Woodstock nacquero due bambini e morirono due ragazzi: uno per overdose, l’altro ucciso da un trattore mentre dormiva arrotolato in una coperta), gli eredi della Beat Generation di Jack Kerouac e Allen Ginsberg potevano aspirare a un loro spazio nella società. A contaminarla con la loro cultura della pace e anche con il loro edonismo. Quella di poter diventare forza di governo in nome della non violenza era un’illusione, come ha dimostrato la storia dei decenni successivi. Ma Woodstock fu davvero un momento di svolta: un curioso matrimonio tra capitalismo (Woodstock Venture, la società costituita allora dai quattro organizzatori per ricavare profitti dal concerto, esiste ancora e continua a garantire ai fondatori lauti guadagni) e una cultura hippy che nel prato di Bethel trovò la sua identità culturale, le sue icone, i suoi inni.

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Nessuno aveva previsto uno scenario del genere, gli organizzatori meno di tutti, quelli che confidavano nel prezzo del biglietto per potersi permettere le celebrate band invitate alla kermesse, nemmeno la polizia, che attraverso gli altoparlanti degli elicotteri tentava di scoraggiare l’afflusso prospettando il raggiungimento dei limiti di capienza. La facilità con cui si poteva accedere al prato eludendo la (scarsa) sorveglianza, insufficiente per un’area così estesa e poco presidiabile, e la suddetta invasione di massa, costrinse allora i primi a rivedere l’idea di far entrare al festival solo chi aveva il biglietto: Woodstock divenne gratuito, mentre le speranze di pareggiare le spese si volsero alla produzione di un film e di un disco live.

L’elemento della gratuità era una parte essenziale dell’ideale hippy, votato a un poverismo programmatico. Così come il movimento beat che lo precedette e quello punk che venne subito dopo, i simboli e l’iconografia hippy mostravano un basso status sociale, coerentemente con ideali di povertà e semplicità, con un vestiario che rifletteva uno stile di vita disordinato e spesso vagabondo.

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Come nel caso di altri movimenti di adolescenti bianchi di classe media, il comportamento deviante degli hippie comportava una sfida alle principali differenze di genere del loro tempo: sia i maschi che le donne hippie portavano i jeans e i capelli lunghi, ed entrambi portavano sandali o andavano scalzi. I maschi spesso portavano la barba, mentre le donne limitavano al minimo o non utilizzavano il trucco, e molte non portavano il reggiseno. Gli hippie spesso sceglievano vestiti con colori brillanti e di taglio insolito, come pantaloni a zampa d’elefante, gilè, indumenti tie-dyed (t-shirt con disegni e colori psichedelici, spesso in cotone), dashiki (specie di mezzi mantelli provenienti dall’Africa), o camicette; molto popolari erano anche indumenti di taglio non occidentale e con motivi ispirati ai modelli dei nativi americani, degli africani e dei latino americani. Gran parte di questi indumenti era autoprodotta per contrastare la cultura delle aziende, e gli hippie spesso acquistavano i propri abiti nei mercatini delle pulci o dell’usato. Gli accessori preferiti, sia per gli uomini che per le donne, consisteva in oggetti della cultura indiana, copricapi, bandane e lunghe collane a grani. Le case, i veicoli e gli altri oggetti appartenenti agli hippie erano spesso decorati con motivi psichedelici.

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Non era la prima volta in cui si organizzava un raduno di massa di impronta hippy. Il 14 gennaio 1967 l’enorme raduno all’aperto di San Francisco rese popolare la cultura hippy in tutti gli Stati Uniti, richiamando 20.000 persone al Golden Gate Park. Il 26 marzo, Lou Reed, Edie Sedgwick e 10.000 hippie si raccolsero a Manhattan per il Central Park Be-In on Easter Sunday. Il Monterey Pop Festival dal 16 giugno al 18 giugno diffuse la musica rock della controcultura ad un vasto pubblico e segnò l’inizio della “Estate d’amore”. La versione di Scott McKenzie della canzone di John Phillips dei Mamas & the Papas San Francisco, divenne un enorme successo negli Stati Uniti e in Europa.

Il testo convinse migliaia di giovani di tutto il mondo a recarsi a San Francisco, a volte portando fiori tra i capelli e distribuendoli ai passanti, guadagnandosi il nome di figli dei fiori. Il viaggio, sia all’interno della nazione che all’estero, è stato uno degli elementi caratteristici della cultura hippy. La cultura hippie era comunitaria e viaggiare diventò un modo di estendere il concetto di amicizia. Scuolabus simili al Ken Kesey’s Furthur, o all’iconico VW, divennero popolari perché gruppi di amici ci potevano viaggiare economicamente. Il VW bus divenne noto come un simbolo della controcultura hippy, e molti di questi autobus furono ridipinti con grafica psichedelica e/o personalizzati, un atteggiamento che anticipò la attuale arte di decorazione di automobili. Un simbolo di pace sostituiva spesso il marchio Volkswagen. Molti hippy preferivano l’autostop, inteso come principale modalità di trasporto, perché economico, ecologico, e modo sicuro per incontrare nuove persone.

Gruppi come i Grateful Dead, la Big Brother and the Holding Company con Janis Joplin e i Jefferson Airplane continuarono a vivere ad Haight, ma entro la fine dell’estate, la incessante copertura mediatica portò i Diggers a dichiarare la “morte” degli hippy con una cerimonia-spettacolo. Secondo il poeta epigono Stormi Chambless, gli hippie seppellirono l’effigie di un hippie nel Golden Gate Park a dimostrazione della fine del suo regno.

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Ma a Woodstock sarebbe stato diverso. Quando il cronista del New York Times Barnard Collier cominciò a mandare i suoi racconti di un evento incredibilmente ordinato e pacifico, i capi del giornale e lo stesso direttore James Reston si infuriarono, spiegandogli che il tono degli articoli doveva essere quello dell’incombente catastrofe provocata da una folla di drogati che si rotolavano nel fango e negli escrementi. Collier tenne duro e alla fine, dopo aver pubblicato un editoriale contro il concerto, il «Times» cambiò rotta, riconoscendo che a Woodstock era successo qualcosa di nuovo e importante. Molta droga e sesso libero sì, niente cibo e condizioni sanitarie disastrose, certo. Ma anche un evento colossale, svoltosi in condizioni di estremo disagio, che era filato via liscio, senza incidenti, in un’era molto violenta: un’epoca di scontri razziali, con gli idoli dei giovani — Robert Kennedy e Martin Luther King — appena uccisi, la guerra nel Vietnam, i disordini alla convention democratica dell’anno prima, concerti che finivano spesso in rissa e l’America scioccata dallo «hippismo criminale» della setta di Charles Manson che una settimana prima di Woodstock aveva fatto strage in California, assassinando Sharon Tate e altri sette in un rito folle.

Folte furono le presenze musicali, ma anche molti gli assenti. I Doors, che in quel momento avevano problemi con la Giustizia, Bob Dylan con il figlio ricoverato in ospedale, Procol Harum, Led Zeppelin ed infine John Lennon, invitato ufficialmente a ricomporre i Beatles per l’occasione ma che rifiutò poichè voleva che invitassero anche la “Plastic Ono Band” di Yoko Ono, ma gli organizzatori non la ritennero all’altezza degli altri partecipanti, mentre per Jimi Hendrix fecero una gaffe chiamando il suo gruppo ancora come “Jimi Hendrix Experience” e non con il nuovo nome “Gypsy Sun and Rainbows”.

Ma tutto era rock a Woodstock. “Nella percezione del pubblico tutto era rock”, scrivono Ernesto Assante e Gino Castaldo in “Blues, Rock, Jazz, Pop”, “i tamburi latinoamericani di Jose ‘Chepito’ Areas, il microfono roteante di Roger Daltrey, la chitarra folk di Joan Baez e il blues straziante di Janis Joplin. Era rock persino il sitar di Ravi Shankar”. E neanche la pioggia, il fango e l’elettricità che si dipanava nell’aria a causa delle strumentazioni danneggiate dall’acqua, riuscirono ad interrompere quei tre giorni di pace, amore e musica.

Venerdì 15 agosto

Il concerto iniziò alle 17:07 di venerdì con Richie Havens. La prima giornata fu dei musicisti folk.

Richie Havens

  • High flyin’ bird
  • I can’t make it any more
  • With a Little Help From My Friends
  • Strawberry Fields Forever
  • Hey Jude
  • I had a woman
  • Handsome Johnny
  • Freedom

Richie Havens, Freedom (testo)

Freedom
Freedom
Freedom
Freedom
Freedom
Freedom
Freedom
Freedom

Sometimes I feel like a motherless child
Sometimes I feel like a motherless child
Sometimes I feel like a motherless child
A long way from my home

Freedom
Freedom
Freedom
Freedom
Freedom
Freedom
Freedom
Freedom
Freedom
Freedom

Sometimes I feel like I’m almost gone
Sometimes I feel like I’m almost gone
Sometimes I feel like I’m almost gone
A long, long, long, way, way from my home

Clap your hands
Clap your hands
Clap your hands
Clap your hands
Clap your hands
Clap your hands
Clap your hands
Clap your hands
Hey…yeah

I got a telephone in my bosom
And I can call him up from my heart
I got a telephone in my bosom
And I can call him up from my heart

When I need my brother…brother
When I need my mother…mother
Hey…yeah…

“Freedom” fu un pezzo di totale improvvisazione: a causa dei continui bis richiesti dal pubblico, al settimo esaurì il repertorio, e suonando la chitarra si mise a ripetere “freedom”, cioè “libertà”. Swami Satchidananda si esibì in un’invocazione per il festival.

Country Joe McDonald

  • Janis
  • Rockin’ all around the world
  • Flyin’ high all over the world
  • Seen a rocket flyin’
  • The “Fish” cheer/I-feel-like-I’m-fixin’-to-die rag

Country Joe McDonald non era in programma il primo giorno, ma fu fatto esibire a sorpresa e senza la sua band, The Fish, perché molti artisti non erano ancora arrivati. Avrebbe suonato di nuovo il terzo giorno, insieme alla band.

John Sebastian

  • How have you been
  • Rainbows all over your blues
  • I had a dream
  • Darlin’ be home soon
  • Younger generation

John Sebastian lasciò il palco inaspettatamente, dopo essere stato avvisato che la moglie aveva partorito.

Sweetwater

  • What’s wrong
  • Motherless child
  • Look out
  • For Pete’s sake
  • Day song
  • My crystal spider
  • Two worlds
  • Why oh why
  • Invocation
  • The letter
  • This moment
  • When you find out who you are

Bert Sommer

  • Jennifer
  • The road to travel
  • I wondered where you be
  • She’s gone
  • Things are going my way
  • And when it’s over
  • Jeanette
  • America
  • A note that read
  • Smile

Tim Hardin

  • If i were a carpenter
  • Misty roses

L’esibizione di Tim Hardin, nonostante la scaletta così breve, durò un’ora.

Ravi Shankar

  • Raga puriya-dhanashri/Gat in sawarital
  • Tabla solo in jhaptal
  • Raga manj kmahaj
  • Iap jor
  • Dhun in kaharwa tal

Melanie Safka

  • Beautiful people
  • Birthday of the sun

Arlo Guthrie

  • Coming into Los Angeles
  • Walking down the line
  • Amazing Grace

Joan Baez

  • Oh happy day
  • The last thing on my mind
  • I shall be released
  • Joe Hill
  • Sweet Sir Galahad
  • Hickory wind
  • Drugstore truck driving man
  • I live one day at a time
  • Sweet sunny South
  • Warm and tender love
  • Swing low, sweet chariot
  • We shall overcome

Nei giorni del festival Joan Baez era al sesto mese di gravidanza. Raccontò in seguito che il marito David Harris, obiettore di coscienza, era stato arrestato.

Sabato 16 agosto

Il concerto di sabato iniziò alle 12:15.

Quill

  • They live the life
  • BBY
  • Waitin’ for you
  • Jam

Keef Hartley Band

  • Spanish fly
  • Believe in you
  • Rock me baby
  • Medley
  • Leavin’ trunk
  • Halfbreed
  • Just to cry
  • Sinnin’ for you

Santana

  • Waiting
  • You just don’t care
  • Savior
  • Jingo
  • Persuasion
  • Evil Ways
  • Soul sacrifice
  • Fried neckbones

Canned Heat

  • A change is gonna come/Leaving this town
  • Going up the country
  • Let’s work together
  • Woodstock boogie

Mountain

  • Blood of the sun
  • Stormy Monday
  • Long red
  • Who am I but you and the sun
  • Beside the sea
  • For Yasgur’s farm (allora senza titolo)
  • You and me
  • Theme for an imaginary Western
  • Waiting to take you away
  • Dreams of milk and honey
  • Blind man
  • Blue suede shoes
  • Southbound train

Janis Joplin & The Kozmic Blues Band

  • Raise your hand
  • As good as you’ve been to this world
  • To love somebody
  • Summertime
  • Try (Just a little bit harder)
  • Kosmic blues
  • Can’t turn you loose
  • Work me Lord
  • Piece of my heart (con bis)
  • Ball & chain (con bis)

Sly & The Family Stone (Iniziarono a suonare all’una e mezza di notte)

  • Chip monck intro/M’lady
  • Sing a simple song
  • You can make it if you try
  • Everyday people
  • Dance to the music
  • I want to take you higher
  • Love city
  • Stand!

Grateful Dead

  • St. Stephen
  • Mama tried
  • Dark star/High time
  • Turn on your love light

La performance dei Grateful Dead fu segnata da problemi tecnici, compresa una messa a terra difettosa; Jerry Garcia e Bob Weir ricordarono di aver preso la scossa toccando le loro chitarre.

Creedence Clearwater Revival

  • Born on the bayou
  • Green river
  • Ninety-nine and a half (Won’t do)
  • Commotion
  • Bootleg
  • Bad moon rising
  • Proud Mary
  • I put a spell on you
  • Night time is the right time
  • Keep on choogin’
  • Suzy Q

The Who (Iniziarono a suonare solo intorno alle quattro del mattino – a causa, si dice, di litigi con gli organizzatori riguardo alla paga)

  • Heaven and hell
  • I can’t explain
  • It’s a boy
  • 1921
  • Amazing journey
  • Sparks
  • Eyesight to the blind
  • Christmas
  • Tommy can you hear me?
  • Acid queen
  • Pinball wizard
  • Do you think it’s alright?
  • Fiddle about
  • There’s a doctor
  • Go to the mirror
  • Smash the mirror
  • I’m free
  • Tommy’s holiday camp
  • We’re not gonna take it
  • See me, feel me (il sole iniziò a sorgere mentre Roger Daltrey iniziava a cantare il coro in questo brano)
  • Summertime blues
  • Shakin’ all over
  • My generation
  • Naked eye

Alla fine della performance degli Who, Pete Townshend sbatté più volte la chitarra sul palco, poi la gettò al pubblico.

Jefferson Airplane (Iniziarono alle otto del mattino di domenica, concludendo la maratona notturna)

  • Introduction
  • The Other Side of This Life
  • Somebody to Love
  • 3/15 Of a Mile in Seconds
  • Won’t You Try / Saturday Afternoon
  • Eskimo Blue Day
  • Plastic Fantastic Lover
  • Wooden Ships
  • Uncle Sam Blues
  • Volunteers
  • The Ballad of You & Me & Pooneil
  • Come Back Baby
  • White Rabbit
  • The House at Pooneil Corners

Domenica 17 e lunedì 18 agosto

Joe Cocker inaugurò l’ultima giornata in programma, alle due del pomeriggio. Prima del suo numero, The Grease Band aveva eseguito alcuni brani strumentali.

The Grease Band

  • brani strumentali

Joe Cocker

  • Dear Landlord
  • Something comin’ on
  • Do I still figure in your life
  • Feelin’ alright
  • Just like A woman
  • Let’s go get stoned
  • I don’t need a doctor
  • I shall be released
  • With a little help from my friends

Dopo la sua performance, un temporale interruppe il concerto per diverse ore.

Country Joe and the Fish (Iniziarono a suonare circa alle sei del pomeriggio)

  • Rock and soul music
  • Thing called love
  • Love machine
  • The “Fish” cheer/I-feel-like-I’m-fixin’-to-die rag
  • Not so Sweet Martha Lorraine

Ten Years After

  • Good morning little schoolgirl
  • I can’t keep from crying sometimes
  • I may be wrong, but I won’t be wrong always
  • Hear me calling
  • I’m going home

The Band

  • Chest fever
  • Tears of rage
  • We can talk
  • Don’t you tell Henry
  • Don’t do it
  • Ain’t no more cane
  • Long black veil
  • This wheel’s on fire
  • I shall be released
  • The weight
  • Loving you is sweeter than ever

Blood, Sweat & Tears (Si esibirono intorno alla mezzanotte)

  • More and more
  • I love you more than you’ll ever know
  • Spinning wheel
  • I stand accused
  • Something comin’ on

Johnny Winter

  • Mama, talk to your daughter
  • To tell the truth
  • Johnny B. Goode
  • Six feet in the ground
  • Leland Mississippi blues/Rock me baby
  • Mean mistreater
  • I can’t stand it (fu accompagnato dal fratello, Edgar Winter)
  • Tobacco road (con Edgar Winter)
  • Mean town blues

Crosby, Stills, Nash & Young (Iniziarono circa alle tre del mattino, con due esibizioni distinte)

    • Esibizione acustica:
  • Suite: Judy blue eyes
  • Blackbird
  • Helplessly hoping
  • Guinnevere
  • Marrakesh Express
  • 4 + 20
  • Mr. Soul
  • Wonderin’
  • You don’t have to cry
    • Esibizione elettrica:
  • Pre-road downs
  • Long time gone
  • Bluebird
  • Sea of madness
  • Wooden ships
  • Find the cost of freedom
  • 49 bye-byes

Neil Young saltò la maggior parte della performance acustica (ne eseguì solo le sue composizioni Mr. Soul e Wonderin’) e rifiutò di essere filmato durante l’altra; Young, ha detto, credeva che la registrazione distraesse sia gli artisti sia il pubblico dalla musica.

Paul Butterfield Blues Band

  • Everything’s gonna be alright
  • Driftin’
  • Born under a bad sign
  • Morning sunrise
  • Love March
  • Rumpis cumpis

Sha-Na-Na

  • Na-Na theme
  • Jakety yak
  • Teen angel
  • Jailhouse rock
  • Wipe out
  • Who wrote the book of love
  • Duke of earl
  • At the hop
  • Na-Na theme

Jimi Hendrix

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(dopo che la sua band era stata presentata come “The Jimi Hendrix Experience”, Hendrix corresse con il nuovo nome del gruppo: “Gypsy Sun and Rainbows”)

  • Message to Love
  • Hear My Train a Comin’
  • Spanish Castle Magic
  • Red House (la corda del mi cantino della chitarra di Hendrix si ruppe, ma continuò a suonare la canzone con cinque corde)
  • Mastermind (scritta e cantata da Larry Lee)
  • Lover Man
  • Foxy Lady
  • Jam Back at the House
  • Izabella
  • Gypsy Woman / Aware of Love (queste due canzoni, scritte da Curtis Mayfield, furono cantate insieme da Larry Lee come un medley)
  • Fire
  • Voodoo Chile (Slight Return) / Stepping Stone
  • The Star-Spangled Banner (una reinterpretazione dell’inno degli Stati Uniti, eseguita da Hendrix con una forza e dei suoni stranianti che era facile intendere come la sua protesta per la violenza delle politiche degli USA, nella guerra in Vietnam e negli scontri sociali)
  • Purple Haze
  • Woodstock Improvisation / Villanova Junction
  • Hey Joe

Jimi Hendrix, Hey Joe

Jimi Hendrix aveva insistito per essere l’ultimo ad esibirsi al festival, e il suo numero era stato previsto, così, per la mezzanotte; ma non salì sul palco fino alle nove del mattino di lunedì. La maggior parte degli spettatori aveva dovuto lasciare il festival e tornare alla routine dei giorni feriali, così che solo in quasi 200.000 anziché 500.000 ascoltarono Hendrix, in una performance che fu una rarità, per la durata (due ore, la più lunga nella carriera di Hendrix).

CRONACA E STORIA

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