Charles Robert Maturin- Melmoth l’errante (Melmoth the Wanderer)

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Charles Robert Maturin- Melmoth l’errante  (Melmoth the Wanderer)

Melmoth l’errante o Melmoth l’uomo errante (Melmoth the Wanderer) è un romanzo gotico di Charles Robert Maturin, prozio di Oscar Wilde. Il libro fu pubblicato in Gran Bretagna nel 1820.

Pastore protestante di origine irlandese,  Charles Robert Maturin era originario di una famiglia di ugonotti e nacque a Dublino dove frequentò il Trinity College. Le sue prime tre opere, pubblicate sotto lo pseudonimo di Dennis Jasper Murphy, furono un completo fallimento di pubblico e di critica, ma attirarono l’attenzione di Sir Walter Scott che ne parlò a Lord Byron. Dopo il successo ottenuto con Melmoth the Wanderer (1820), Maturin sposò Henrietta Kingsbury, diventando così pro-zio di Oscar Wilde. Il protagonista, una sorta di ebreo errante, è lo studente John Melmoth che vende la sua anima al demonio in cambio di altri cento anni di vita; durante questi cento anni, Melmoth va alla ricerca di qualcuno che possa liberarlo dal vincolo con Satana e i suoi viaggi sono il pretesto per aprire numerose altre parentesi e storie parallele.

La trama di Melmoth l’errante- Siamo nell’autunno del 1816 quando John Melmoth, un giovane orfano, studente universitario a Dublino, riceve la notizia che l’unico suo parente, lo zio ricco e taccagno dal carattere bizzarro e iroso dal quale riceveva da anni una esigua rendita, si trova in punto di morte. Giunto nella contea di Wicklow, trova riunite all’interno della villa numerose persone fra cui una vecchia sibilla e la governante, le quali sostengono che il vecchio Melmoth sia ridotto in fin di vita a causa di un evento spaventoso. John decide di salire in camera dello zio, che lo prega di prendergli una bottiglia di vino in un ripostiglio per alleviare la propria sofferenza. All’interno del ripostiglio John trova il ritratto di un loro antenato che reca la data 1646. Lo zio sostiene di aver visto ancora in vita solamente pochi giorni prima l’uomo raffigurato nel dipinto. La stessa notte il vecchio viene a mancare. Con l’apertura del testamento, il giovane Melmoth scopre di essere l’unico erede del patrimonio e viene a conoscenza di una postilla, contenuta fra le ultime volontà del defunto zio: il dipinto ed una pergamena allegata ad esso devono essere indiscutibilmente distrutti. Incuriosito, il nipote si immerge nella lettura della pergamena. Il manoscritto è opera di un intellettuale inglese, un certo Stanton, che nel 1676 si trovava in Spagna. Qui durante un temporale si imbatté in uno strano individuo che rise in modo disumano di una tragedia appena accaduta ad una giovane coppia di sposi. L’anno successivo Stanton si trovava a Londra, alla ricerca di quella singolare figura. Quando ormai aveva perso ogni speranza lo rivede durante una rappresentazione a teatro: questi però gli prevede che si rivedranno all’interno di un manicomio. Qualche anno dopo infatti, Stanton si troverà rinchiuso in un agghiacciante manicomio: qui incontra di nuovo Melmoth, il quale gli rivela di essere nient’altro che il demonio. Alla fine Stanton guarirà e riotterrà la libertà ma continuerà a cercare ossessivamente Melmoth. Scoprirà che nacque in Irlanda, si mise in contatto anche con la sua famiglia alla quale lasciò quel manoscritto. Il giorno successivo alla lettura del manoscritto e alla distruzione dello stesso insieme al quadro, avviene un naufragio poco lontano dalla villa. Il giovane Melmoth si reca sulla spiaggia per cercare di trarre in salvo i superstiti quando, immobile, in piedi su uno scoglio, scorge quell’essere eccezionale: nel tentativo di raggiungerlo cade all’indietro e sviene. Quando Melmoth si riprende, scopre che solo una persona si salvò dal naufragio ed è ora ospite in casa sua: ha trent’anni, è spagnolo ed è al corrente della storia dell’antenato di Melmoth. Quindi inizia a raccontare una lunga storia sulla propria famiglia di nobili, i Monçada. Questi sin dall’infanzia lo separarono dal fratello e dai genitori perché figlio illegittimo concepito fuori dal matrimonio. Con la complicità di un frate gesuita, i genitori accettano di lavare la propria colpa scaricandola sul figlio, costringendolo a farsi frate. Alonzo, pur essendo contrario, finge di accettare. Una volta in convento, il superiore scopre il tentativo del fratello di liberarlo da quella triste condizione, scatenando in questo modo una pesante punizione sul povero Alonzo. Questi rinchiuso in isolamento riceve ogni notte delle visite inquietanti che mineranno sempre più la sua condizione psicologica.

Bibliografia

  • Charles Robert Maturin, Melmoth l’errante, introduzione di Giorgio Manganelli, traduzione di Diana Bonaccosa, Il Pesanervi. I Capolavori della Letteratura Fantastica, Bompiani, Milano, 1968, pp. 476.


Categorie:R06- Letteratura dell'orrore - Horror

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