Codice napoleonico

Codice napoleonico

Code Napoleon

Codice napoleonico è il nome con cui è conosciuto il Code Civil des Français, il codice di diritto civile francese promulgato in 36 leggi il 21  marzo 1804, seguirono il Codice di procedura civile nel 1806 e il Codice di commercio nel 1807. Fu il primo codice civile moderno.

Il Codice napoleonico chiamato fu così dal 1807 in onore di Napoleone Bonaparte, imperatore di Francia, che ne aveva condiviso la redazione. Il codice rappresentò un compromesso tra il diritto consuetudinario di ispirazione germanica delle province del nord della Francia e tipiche dell’Ancien régime e il diritto romano delle regioni del sud e dell’est del paese. Il codice doveva rappresentare l’anima legislativa del paese che proprio dal connubio latino-germanico era nato. La disposizione delle materie riprende lo schema delle Istituzioni compilate dall’imperatore bizantino Giustiniano I per il corpus iuris civilis. Tra i meriti del codice, tuttora in vigore in Francia e in Belgio, vi sono la semplicità e la chiarezza dello stile che lo resero un modello per i codici civili della provincia canadese del Québec, dei Paesi Bassi, del nostro codice civile italiano, della Spagna, di alcune repubbliche latinoamericane e della Louisiana, cioè tutti i paesi annessi o controllati dalla Francia napoleonica. Il Codice confermava le maggiori conquiste della Rivoluzione Francese, pur distanziandosi dagli eccessi della legislazione del 1789-1804: l’uguaglianza giuridica di fronte alla legge, la libertà religiosa, il diritto di proprietà privata e la laicità dello stato, ponendo fine ai retaggi dell’ancién regime, del feudalesimo, dell’assolutismo, creando una società prevalentemente borghese. Il codice napoleonico confluì poi nel codice civile italiano del 1865.

Grazie all’imperatore si riuscirono a superare gli ostacoli rappresentati dalle Corti e l’ostruzionismo dell’apparato burocratico francese, si trattava in fin dei conti di una rivoluzione nella rivoluzione. Le vicende personali di Napoleone influirono notevolmente su alcuni aspetti quali divorzio e adozione. Si deve proprio a Napoleone, privo di nozioni giuridiche, la particolare chiarezza dell’articolato. Quest’ultimo, durante l’esilio nell’Isola di Sant’Elena, seguito alla sconfitta dopo la battaglia di Waterloo, sottolineò più volte che la sua opera più importante, quella che sarebbe passata alla storia più delle centinaia di battaglie vinte, sarebbe stato il Codice Napoleonico.

Il Codice Napoleonico è uno dei più celebri codici civili del mondo. Creato da una commissione con il compito di raccogliere in un unico corpus giuridico la tradizione giuridica francese; corpus che portò, il 21 marzo del 1804, alla promulgazione, da parte di Napoleone Bonaparte, del “Code civil des Français” . Il Codice Napoleonico è ricordato ancora oggi per essere stato il primo codice moderno, introducendo chiarezza e semplicità delle norme e soprattutto riducendo ad unità il soggetto giuridico.

Lo scopo che si prefiggeva il legislatore era di dar vita ad un testo che ponesse fine in maniera definitiva alla tradizione giuridica dell’Ancien Régime, caratterizzata dalla molteplicità giurisprudenziale e dal frantumato particolarismo giuridico che affondava le proprie radici nell’ormai frusto e farraginoso sistema del diritto comune.

Il codice si ispira sia al diritto della tradizione franco-germanica, caratteristico del nord della Francia (dei pays de droit coutumier), ma prende, come ulteriore modello di riferimento, il diritto romano (Corpus iuris civilis) prevalente al centro-sud del paese (nei pays de droit ecrit) e così come interpretato dai giuristi medievali (Glossatori e Commentatori) della parte meridionale del paese. In questo senso i primi giuristi positivistici dell’epoca ritennero la codificazione il trionfo della ragione giuridica di stampo illuminista in grado di trasfondere il diritto naturale e consuetudinario nei codici, plasmando i principi, fumosi e generici, del diritto precedente.

La commissione incaricata era composta da quattro grandi giuristi: dal presidente della Corte di Cassazione François Denis Tronchet, dal giudice della medesima corte Jacques Maleville, da un alto funzionario amministrativo (commissario di Governo) Jean Etienne Marie Portalis e da Félix Julien Jean Bigot de Préamenau, membro del vecchio Parlamento di Parigi soppresso dalla Rivoluzione, sotto la direzione di Jean-Jacques Régis de Cambacérès. In soli quattro mesi (dall’agosto al novembre 1800) fu presentata una bozza inviata alla Corte di Cassazione con lo scopo di ottenere osservazioni in merito.

Fu chiesto il parere anche del Consiglio di Stato, presieduto da Napoleone, ed infine inviato al Parlamento per l’approvazione, non prima della discussione all’interno del Tribunato. Grazie al prestigio personale dell’imperatore si riuscirono a superare gli ostacoli rappresentati dalle Corti e l’ostruzionismo dell’apparato burocratico. Le vicende personali di Napoleone influirono su alcuni aspetti specifici, quali divorzio e adozione. Si deve proprio a Napoleone, privo di nozioni giuridiche, la particolare chiarezza dell’articolato.

Struttura del Codice

Il Codice di Napoleone, composto da 2281 articoli, ha la seguente struttura di tradizione gaiano-giustinianea:

  • Titolo Preliminare: Della pubblicazione, degli effetti e della applicazione della legge in generale (Articoli dal 1 al 6).

Il titolo preliminare ha al centro l’art. 4, che impedisce al giudice di ricusare il giudizio e stabilisce l’assoluta impossibilità di eterointegrazione del codice (nascerà qui il metodo del c.d. combinato disposto: gli strumenti di interpretazione di una norma saranno limitati ai lavori preparatori o ad altre norme del codice stesso). In verità, nel progetto originario, era presente un libro preliminare, molto più esteso, che consentiva l’utilizzo di fonti interpretative diverse dal Code. Esso fu tagliato prima della promulgazione, in un’ottica legalista e di stampo esegetico che segnerà la scienza giuridica francese dell”800.

  • Libro Primo: Sulle persone (Articoli dal 7 al 515);

Il primo libro riguarda i diritti della persona e della famiglia; contiene norme sullo stato civile, il matrimonio (per la prima volta venne istituito quello civile), sul divorzio (conservato da Napoleone, anche se in maniera più restrittiva rispetto al 1792), paternità (con la riduzione dei poteri del pater familias), filiazione (con la parificazione tra figli legittimi maschi e femmine e con l’attribuzione di qualche diritto ai figli naturali), capacità d’agire (con la preesistenza della soggezione dei figli alla potestà genitoriale fino al compimento del ventunesimo anno d’età).

  • Libro Secondo: Dei beni e della differente modificazione della proprietà (Articoli dal 516 al 710);

Il secondo libro aboliva principalmente il feudo ed i vincoli che esso comportava sulla proprietà, caratterizzata da assolutezza, pienezza ed esclusività. Oltre al diritto reale per eccellenza sono presi in esame gli altri diritti reali e con essi il possesso, che non è considerato come un diritto, ma come uno stato di fatto.

  • Libro Terzo: Dei differenti modi d’acquisto della proprietà (Articoli dal 711 al 2281).

Nel terzo libro confluiscono infine la materia successoria (nella quale si statuisce la completa equiparazione tra maschi e femmine, il rifiuto del fedecommesso e dei privilegi a favore di qualche figlio, nonché l’inviolabilità della volontà testamentaria), la materia delle obbligazioni (le convenzioni legalmente formate hanno forza di legge fra le parti), la materia contrattuale (con ampio riconoscimento della volontà contrattuale delle parti, di contratti atipici e di clausole non previste dal legislatore, fatte salve la causa lecita, la certezza dell’oggetto, la capacità contrattuale e l’accordo)



Categorie:A01- Storia e Filosofia del Diritto

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